lunedì 30 marzo 2009

Becca mo' ben

Il Socio mi ha mandato una bellissima citazione sul paesaggio, che copio e incollo anche se parla un po' dell'inverno e ora non è proprio il momento, la colpa è anche del mio scarso tempismo nel pubblicarla!
Allora grazie...

"Inverno è stagione solitaria, propizia al riavvicinamento lento, al riannodare saperi e conoscenze. Scoperte. Il chiaro dell'Inverno rende leggibili, come mappe, le valli. In bella evidenza le antiche mulattiere, i sentieri, i confini che delimitano prati e pascoli.
La trama frazionale dei castagneti e dei boschi prima dell'abbandono all'incolto. Tutti i dirupi, gli avvallamenti, i torrenti e le macerie nascosti nella bella stagione dalla massa verdeggiante delle fronde.
La vita si concentra e addensa in basso, nei piani, sulle coste, in città per gravità sempre più invasiva e pesante. Aumenta a dismisura la leggerezza, per contraccolpo, in alto.
D'oro, giada, bordeaux si tinge il mondo
bagliori d'amaranto viola la fine
segue lo sguardo il montare della sera dal fondo delle valli
oscura, arresa al buio, la terra penetra il cielo.
Mentre il sole che cala ha già oscurato il fondo delle valli opache per l'inquinamento, si può percepire quanto veloce e profondo, nel tempo di una generazione, è stato il mutare del paesaggio nel mondo.
Paesaggio non è un dato materiale. Non si può acquistare, nè cedere, nè tassare.
E' determinato dalla collettività che lo abita trasformandolo ma è un patrimonio inalienabile dell'essere umano nella sua squisita individualità. E' connaturato alla percezione soggettiva, non esiste se l'occhio non lo scruta ma si struttura in processo mentale e diventa realtà fiduciaria. E' un'immagine che si fa se si sa, si vede se si vuole vedere.
Ispira poesia e se ne nutre.
Muta il paesaggio continuamente. Nel volgere delle stagioni o in poche ore.
Nel susseguirsi delle civiltà, degli stili di vita, dal fiorire all'abbandono, muta perchè lo abita l'uomo."
Giovanni Lindo Ferretti, in Reduce

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