venerdì 26 dicembre 2008

Auguri



Natale non è sempre un bel periodo. Lo sbrilluccicare della patina festiva spesso ci mette davanti tutto ciò che non va nelle nostre vite, e che contrasta con la felicità obbligata o ostentata delle feste e così si rischia di stare peggio del solito.
Io dopo diversi anni di natali odiosi ho voglia di dire forte nel silenzio di questa rete stramba che questo Natale sono serena, e ne sono grata.



E Natale è passato veloce, rilassante silenzioso e freddo, e soprattutto oggi finalmente un po' di calma, anche dai festeggiamenti, un po' di beata solitudine, nebbia, freddo e silenzio.



Tutto è silenzioso in questi giorni di vero freddo, la neve si affaccia dai monti più vicini, oggi c'è un vento freddo e tagliente, e anche le galline vanno a casa più presto del solito... in buona compagnia!






Ultimamente due grandi caprioli, forse due femmine, si fanno vedere in pieno giorno in mezzo ai campi, forse in cerca di cibo... e da Castel dell'Alpi un'amica dice che è stato avvistato il lupo...


Auguri a tutti, specialmente agli amici lontani e che ora sono in estate, da questo inverno freddo fuori e caldo dentro.

domenica 21 dicembre 2008

Solstizio, Natale, riti e luoghi. Celebrazioni ed etnocentrismo

Oggi è il solstizio d'inverno, giorno in cui le giornate terminano di accorciarsi, la luce rincomincia a togliere minuti al buio...
I popoli che abitavano queste terre sin dall'antichità avevano diversi riti per celebrare questo periodo, in cui il freddo e la morte apparente dell'inverno hanno in sé già il seme e l'energia della rinascita primaverile.
I Celti festeggiavano il ritorno della LUCE, la dea Madre dall'oscurità partoriva il dio Sole che l'avrebbe nuovamente fecondata per continuare il ciclo della vita... Per i Romani era il tempo dei Saturnali, festeggiamenti in onore di divinità infernali che, secondo le credenze, durante il periodo invernale uscivano dal regno sotterraneo vagando per le campagne addormentate; gli dei andavano placati con festeggiamenti in loro onore, rituali e, oggi si direbbe, "performance".

Strano come il teatro nelle società tradizionali facesse parte della vita quotidiana molto più di oggi, come il racconto e la narrazione della storia delle comunità e dei luoghi dovessero essere periodicamente ripprodotti collettivamente. E la parola si faceva simbolo e condivisione, e nel riconoscimento reciproco si rinsaldavano gli equilibri sottili su cui i luoghi si reggono, all'interno delle comunità umane ma anche tra gli esseri umani e gli spiriti dei luoghi.

Perché è innegabile anche per chi non è interessato a una dimensione ultraterrena che esista uno "spirito dei luoghi", molto terreno, dato dai caratteri degli esseri che li abitano... Tanto più per noi esseri umani che nel proiettare forme-pensiero siamo così bravi... o potremmo essere così bravi...

E così, con l'evoluzione delle credenze popolari e spirituali (non sempre spontanea...) anche il Cristianesimo ha scelto questo periodo per segnare la venuta al mondo della sua luce, forse anche perché le circostanze astronomiche favorivano questo periodo influenzando le persone...

Non che scopriamo l'acqua calda, ma penso agli amici nelle altre parti del globo... e a quelle popolazioni... dunque per loro è tutto invertito, per loro ora è l'inizio dell'estate...
Dunque tutti quanti festeggiamo il Natale a dicembre ma non è giusto per chi vive nell'emisfero sud... i conti non tornano... sarà per questo anche che le cose al mondo funzionano un po' a sprazzi... le energie, le polarità della terra sono scombinate anche per questo...


Be' non vorrei aprire questioni troppo complicate, Yule (solstizio) richiede di riposarsi, di recuperare le energie, dedicarsi un po' di tempo...
Ed è stato per fortuna così, con serenità e un'allegra compagnia, anche una passeggiata a Monte Adone. E chissà il significato delle origini di questo nome, e così del vicino Monte Venere (a Monzuno), forse sono ispirate al dio che simboleggia oltre alla giovanile bellezza maschile la morte ed il rinnovamento della natura.

E con questo l'augurio per tutti che i desideri e le speranze che sono ancora semi dentro di noi possano caricarsi sufficientemente per crescere durante questi mesi invernali e fiorire al sopraggiungere della primavera.


sabato 13 dicembre 2008

Pioggia, "Onda" e melma. Guerriera urbana vs. lottatrice nel fango (rurale)


MEGLIO LA RIVOLUZIONE O L'EVOLUZIONE?

Ieri - 12 dicembre - sciopero generale. Vago per Bologna per svolgere le mie faccende, lavoro, posta, commissioni varie, con una bicicletta in prestito, e apprezzo la libertà, cosa rara da pendolare con bus o treno...
Piove quella pioggia fitta e persistente di pianura padana... la libertà è bella... ma è difficile riuscire a goderne, mentre i taxisti, il traffico e gli autobus ti mettono i bastoni tra le ruote...
La pioggia invece mi piace, sulla faccia, mentre vai, è peggio l'umidità che si insinua nelle ossa mentre stai ferma...
Incontro l'"onda" studentesca, il corteo di lavoratori, penso di aggregarmi alla manifestazione... ma l'alternativa è recuperare una lezione di yoga... opto per l'evoluzione interiore più che per la ricoluzione.
Sono partecipe di quest'Onda, anche se come sempre l'unione delle aspirazioni individuali nell'anonimato della folla mi infastidisce e mi sembra rischiosa, non mi riconosco nella folla anche se mi piace.
Quest'onda mi piace, ha tutte le ragioni e si comporta con giudizio, ma la rabbia di questo periodo è tanta e qua è la si sentono cori o commenti o si leggono scritte che sono troppo piene di rabbia per i miei gusti. Ce l'ho anch'io del resto, quella rabbia, ma cerchiamo di trasformarla... Comunque c'era bisogno che le persone si svegliassero un po', sempre che questo sia sufficiente...
E così, di nuovo fuori città, finalmente, e dopo yoga doccia bollente, cibo, e poi qualche momento piacevole/doveroso con gli animali, per tornare all'aperto e godere, dal caldo di vestiti finalmente asciutti, della valle piena d'acqua aeriforme. Non fa tanto freddo, e anche l'inverno è bello, mi piacciono tutte le stagioni. Oggi siamo in una grande nuvola grigia, che prende tutta la valle, pioggia costante, nebbia che cede al peso di gocce troppo grosse e piove a terra... Il fango in cui siamo immersi, causa lavori, è più viscido che mai. Indosso stivali troppo grandi perché non trovo i miei, i cani fradici e impassibili anche se un po' mogi mi accompagnano su per il pendio infido per giungere dalle oche, galline e caprette, che aspettano cibo. Mi godo il momento. Questa è la mia rivoluzione. Silenziosa, potente, almeno per la mia evoluzione, anche se ancora c'è tanto da fare, mi arrampico su per il pendio per prendermi una ventina di minuti di vita tridimensionale prima di rimettermi al lavoro al computer... ma lo stivale è troppo grande, affonda nel fango, e ci rimane, mentre il mio piede segue la gamba che è "troooppo avanti". Il piede e le mani nel fango gelido.
mi tolgo il calzino esterno, per fortuna ne ho due paia., recupero lo stivale, appoggio il calzino su un albero, e procedo imperterrita...
ma i miai venti minuti di ricerca di pace diventano gelidi e anche un po' arrabbiati, anche se ci ridiamo su...

questo è il proprietario dei grandi stivali... il re del fango

martedì 9 dicembre 2008

Post telegrafico


E' da tanto che volevo scrivere questa cosa, che suona un po' come una barzelletta.

Incoerenze surreali...

quando il marketing esagera...



Iscrizione sullo stand della Regione durante Terra Madre, Salone del Gusto, organizzato da Slow Food a Torino:


"C'è chi zappa con la rabbia,

c'è chi zappa con le cifre e

chi zappa con le idee"
...
MA... mi domando... C'E' QUALCUNO CHE ZAPPA CON LA ZAPPA???

martedì 2 dicembre 2008

Paesaggi incarnati. Siamo gente di montagna dolce




Non sappiamo di dove siamo originari. Tutt'al più conosciamo i nostri avi più vicini, nel mio caso specifico tra le colline di Romagna e Castel San Pietro...

Se consideriamo la storia di lunga durata e non la storia misurata sulla vita di pochi esseri umani, pensando ai tempi lunghi che ci hanno plasmato, noi e il teatro dove recitiamo le nostre storie, il nostro paesaggio, la stessa materia prima in cui siamo modellati e che contribuiamo a modellare, allora non saranno lontani da noi i nostri avi romani, gli etruschi, celti o galli, i villanoviani, a ritroso fino ai primi abitanti di queste terre, allora molto più selvatiche e così diverse da ora... e tra loro qualche sparuto e avventuroso commerciante greco, o guerriero saraceno, qualche mistico errante venuto chissà da dove, saggio o pazzo poco importa...

Non conosciamo le mille anime che convivono nei nostri corpi millenari, o forse non le sappiamo più ascoltare, come non sappiamo più riconoscere le voci degli animali nei boschi, i cui linguaggi, tuttavia, sono ancora da qualche parte dentro di noi...

Non conosciamo più niente, a parte miliardi di immagini, loghi, simboli, riprodotti e riproducibili, tele-visibili o pret-à-porter, non conosciamo più i gesti sapienti e rituali ripetuti ritmicamente per generazioni, fino alle nostre nonne, noi conosciamo automatismi, tasti, bottoni, meccanismi... fino a rischiare di diventare noi stessi ingranaggio...
Eppure abbiamo facoltà di riconoscere un posto come nostro, di adottarlo e chiedere rispettosamente di essere adottati da esso,
e, come insegna il pensiero bioriegionale, ricominciare ad essere selvatici...

Non sappiamo da dove veniamo, ma vogliamo ri-tornare e ri-trovarci nei nostri Appennini, monti ospitali che da secoli hanno dispensato generosamente sopravvivenza, e spesso con una dimensione molto più egualitaria e comunitaria che in pianura o in città. Con minore sfoggio di beni forse, ma con maggiore ricchezza di risorse, legna, pascoli, cibo, almeno se si considera l'equa distribuzione dei beni primari tra la popolazione.
E poi forse c'è una passione per la fatica, il dispendio di energie che la montagna, anche se dolce, richiede.
Forse è la rabbia che abbiamo dentro, negli occhi pieni di rovine industriali e urbane, che ci fa desiderare la sana fatica delle terre motuose, pieni come siamo di una forza che deve trovare sfogo all'esterno, per non arrecare danni all'organismo.

Perciò cantiamo a queste origini ritrovate, per celebrare e rinsaldare la fedeltà che portiamo loro, per chiedere asilo e aiuto per continuare a conoscerle e viverle sempre di più.

Cantiamo


Siamo gente di montagna dolce


Pendii appenninici ci hanno cullato da generazioni, secoli, qualche millennio.
Siamo impastati di questa terra argillosa, la nostra pelle venata di gessi, calanchi,
contrafforti di arenaria sulle nostre guance

cuore di bosco.

L'acqua dei nostri fiumi è l'acqua che ci inonda al 70%, nebbie mattutine ci avvolgono,
pioggerelle fitte
e temporali estivi scorrono nelle nostre vene

e nevi hanno da secoli e secoli coperto il nostro grano.

Abbiamo capelli di querce, frassini, carpini, roverelle e castagni
unghie di rovi e ginestre
sui nostri seni fiorisce la rosa canina e maturano rosse le sue bacche,
le more rigonfie
e sulle creste più alte
i mirtilli saporiti.

I nostri figli sono fatti di castagne e fagioli
hanno membra di frumentone,
farro e segale
e orzo
e grano
ma non solo di quello,
come la monotonia che nell'ultimo secolo ci alimentato.


Grano vuoto, straniero, anonimo e inquinato,
grano coltivato su campi sterminati, uguali in tutto il mondo e ripieno di plastica,
grano modificato da mani inguantate che lo scrutano senza reverenza,
invece che selezionato da contadine sapienti con il pensiero al raccolto che verrà,
e la riconoscenza per quello ricevuto,
grano che giace esanime nei container, e che giunge a noi preconfezionato, addizionato, stabilizzato, addensato...

Di che pasta saranno fatti i figli dei nostri figli dunque,
se è vero che siamo quello che mangiamo?
Siamo popolazioni di piccoli poderi arroccati sulle terrazze di questa spina dorsale appenninica, siamo fatti di tanti campanili ma anche di tanti orti e cortili, e sempre diversi...

Nelle nostre carni corrono ancora la lepre e il cinghiale, caprioli e fagiani, e maiali, cresciuti liberi a cibarsi di ghiande, e pecore e capre
e qualche mucca vecchia e dura
romagnola, caparbia e gran lavoratrice.

Questa memoria abbiamo nelle cellule, divenuta genetica ormai,
e non può essere dimenticata.

E' questa memoria che soffre e che ci fa soffrire per lo scempio perpetrato ai pendii e alle valli, la stessa memoria incarnata che ammira felice un tramonto, un paesaggio di boschi lussureggianti o di caldi colori autunnali...

Fare onore a questa memoria facilmente ci renderà salvi
negarla farà impazzire le nostre stesse cellule amareggiate
contrapposte a una razionalità astratta,
economica e tecnica
ma priva di corpo
priva di passione, di storia, di identità,
solo maschera per volti di esseri fantasma,
come pubblicità ricostruita su corpi inesistenti, irreali.

Invece

siamo gente di montagna dolce


rotondamente veri e forti
e la vanità dei tempi non ci fermerà,

a noi che ci riconosciamo tali...

Solidi e veri
a noi non serve la pubblicità.

lunedì 1 dicembre 2008

Post fotografico








RICERCA PRECARIA






P.S. ... l'orto è stato distrutto dalle mucche che hanno sconfinato...
è la vità...

lunedì 3 novembre 2008

X GLI AMICI... Qualche testimonianza del burdèl... e magari fosse jonny! ... siamo nella melma...

Il toro Duilio, scavalcato il limite della recinzione che è andata distrutta, si avvicina sull'orlo del precipizio, in quello che una volta era il giardino e che ora è un grande buco con al centro una scatola di cemento circodato da melma argillosa...
ci abbiamo provato a fare i lavori d'estate... ma la sorte ha voluto così...
dicesi nella lingua aulica dei nostri padri.... che culo!!







il riferimento nel titolo è a thejonnyexperience

Dopo CampiAperti in Piazza Verdi


Alcune riflessioni che erano già presenti in embrione e che si stanno muovendo con più forza per emergere in seguito alla festa del 22 ottobre in Piazza Verdi.

Questa modalità di caricare documenti rallenta un po' la pagina, specie per i pochi che non hanno l'adsl, e che comprendiamo molto bene... ahimé, ma ci sembra utile per chi, come noi, si frigge la mente davanti allo schermo e ama leggere su carta stampata

Perciò ecco qui

ti in Piazza Verdi
Get your own at Scribd or explore others:

sabato 11 ottobre 2008

Omaggio alla Dea, e al Femminile


Pubblichiamo il contributo di una nuova conoscenza, ancora sconosciuta agli occhi, potremmo dire compagna di cammini, coi piedi che paiono sulle stesse vie...
della ricerca di un'Alternativa, della Qualità al posto della Quantità, dell'Emozione invece che della Razionalità.

Con una passione in comune per tutto quanto è sottile, profondo, acquatico, silenzioso e lento ma forte, e speriamo inarrestabile, come i tempi ci richiedono...

Grazie, dalla Baruffa tutta, in Brigantia


Di Pestifera, presentiamo:


venerdì 10 ottobre 2008

CAMPIAPERTI IN PIAZZA VERDI


Segnaliamo l'iniziativa del 22 ottobre dell'associazione di produttori biologici e consumatori critici CampiAperti

in Piazza Verdi a Bologna il 22/10/2008 dalle 14.00 alle 23.00


Mercato di prodotti biologici, informazioni, musica, per parlare di filiera corta, sovranità alimentare, consumo critico, autoproduzione...

con la partecipazione di Gasbo, Ciclofficina, Ingegneri Senza Frontiere

martedì 7 ottobre 2008

paesaggi apocalittici




A VOLTE, QUANDO CI CAPITANO TANTE COSE TUTTE ASSIEME E CI TRAVOLGONO,

E' UNA CONSOLAZIONE VEDERE CHE IL CIELO RISPECCHIA IL NOSTRO CAOS INTERIORE





E ANCHE QUANDO IL CIELO SI ANNERISCE



E' INCREDIBILE VEDERE COME LE MUCCHE RIMANGANO CALME, E CURIOSE,

CONTINUANDO LA LORO VITA











GRAZIE

venerdì 26 settembre 2008

LA CASA DELL'AZZURRO

E’ TARDI

IL CORPO è STANCO.

PEDALO VELOCE VERSO CASA

NON HO OCCHI CHE PER I POCHI ALBERI CHE SI SPINGONO A STENTO OLTRE L’ASFALTO E
SOFFRO.

SOGNI D’AZZURRO HANNO PRESO
CORPO

NEL REALE DISTORTO DA UNA VISIONE
INTERIORE.

INCOMPRENSIBILITA’ PERFETTA

LUCE DA UNA MAGLIETTA.


SDOPPIAMENTO DI PERSONAGGI
VERI E SOGNATI.

SMEZZATO IL MAZZO

PESCA LE TUE CARTE E

COMINCIA A GIOCARE.


UNA CASA AZZURRA A SORPRESA
DI UN OSPITE DA CUI

NOIALTRI, CELESTI?

AUTOINVITATI -

ERAVAMO ACCOLTI
DA DUE OCCHI

FINESTRE SPALANCATE
D’INTENSITA’ CELESTE

E MOLTI SORRISI

SERENA
MENTE
CALOROSI


AZZURRO DI MURI E DI OCCHI
DI UN SOGNO D’ESTATE CHE SGOCCIOLA SU REALTA’ COLORATE,

FIORISCONO AMICHE DORATE.

FRATELLI DI VITE PASSATE COLORANO ANCORA QUESTE MIE SERATE.

The more I think the less I see (ELISA)

MI METTO A DORMIRE PERCHE’ IL BLU
ORMAI AZZURRO
STA GIA’ PER SVANIRE

L’ALBA RESPIRA CELESTE DI UN VENTO REALE

MI SEMBRA SENTIRE IL RESPIRO DEL MONDO

MI STENDO.

APPARIRE DI BIANCO SUL MIO LETTO STANCO.

MI LASCIO SVENIRE
NELL’ARIA DENSA DI IMMAGINI.

IL VENTO INTERIORE
PROIETTA ANCORA TRA STRADE ADDORMENTATE.


MI LASCIO ASSOPIRE NEL VENTO
AZZURRO MENTALE

MI LASCIO SOGNARE DI UN GIORNO DORATO

MENTRE L’OGGI SI SVEGLIA
MA IERI NON è ANCORA PASSATO.

QUANDO LA LUNA VA A DORMIRE.


I found my only savation (sempre Elisa)

direi 2005

Non dire gatto se non ce l'hai nel sacco!


Il Reale è ballerino... diciamo mutevole, vivo...
come non detto! scrivo il mio post bello romantico sulle passeggiate in campagna e sulla fortuna nella sfortuna del sottopassaggio... eh be', ovviamente cominciano a fare dei lavori lì intorno. Non ho ben capito cosa succede, è qualche giorno che le ruspe ci stanno lavorando, c'è anche della terra davanti... speriamo in bene!


quello sulla destra è Oreste, il gatto delle feste.
Miaaao

mercoledì 24 settembre 2008

Dalla collina alla fermata dell'autobus e ritorno. Sul confine tra due mondi

Quando posso, per recarmi alla fermata dell'autobus che mi porta in città, vado a piedi giù per la collina. Sono un paio di chilometri che posso fare solo se non ha piovuto, perché passo da una cavedagna, una strada tra i campi. Sarebbe bello poterlo fare sempre, magari anche per la strada provinciale, anche se il percorso è più che doppio, ma non è il fattore tempo a fermarmi, piuttosto il fatto di camminare sul confine tra due mondi.
Giù per la cavedagna sono cerbiatto, sono lepre, o sono ragazza d'altri tempi, anche se in abiti moderni, spesso mi sento guerriero o vagabondo, con il mio zaino sulle spalle. Materiale da lavoro (be', libri e cartacce, d'accordo), attrezzi come telefono o penne, digitali e reali, ma ho anche la mia riserva d'acqua e di cibo per affrontare la giornata nella giungla urbana e vestiti per coprirmi tra i “civili”, visto che correndo con lo zaino in spalla non si sente il freddo.
Vorrei camminare, prendermela comoda e avere più tempo per dondolare il corpo e la mente, ma non riesco sempre a gestire bene il tempo, e così spesso corro, a tratti, mentre cerco di osservare le sfumature del paesaggio, e quando ho un po' più di calma ascolto gli uccelli, o le cicale, o il silenzio.
E' un'avventura sempre diversa, ma proverò a raccontare alcuni momenti che mi sono rimasti impressi più di altri, alcune curiosità. Intanto una cosa da notare che, nel male, è una buona cosa. Ad un certo punto esco dai campi e entro nel territorio di asfalto, per forza, e passo sotto a un sottopassaggio ferroviario. Qualche tempo fa hanno aperto un passaggio più grande, per aprire la strada ai camion, il che parrebbe uno svantaggio, però per me si è rivelato un vantaggio, perché così posso usare il sottopassaggio vecchio, dove prima era brutto passare a piedi, da quanto era stretto, e controllare che non ci fossero macchine, ed è non piccolo vantaggio.
Questa camminata mattutina è qualcosa che dà molta forza. Risveglia le orecchie ai suoni del posto, che parlano serenità, anche il rumore del treno in lontananza ha il suo senso, dopo tanti anni non è più ostile, il posto lo ha accolto e la valle risuona quando passa.
Gli occhi cercano di prendere il più possibile e portarselo via, in città, ma è un esercizio che richiede tempo, dedizione e speranza, per riuscire ad essere sempre veramente liberi.
Ma questa camminata mi mantiene anche più me stessa, perché non posso mettere certi vestiti e soprattutto scarpe e non mi interesso troppo delle apparenze che richiede il lavoro. Spero di potermelo sempre permettere, col lavoro, è una ricchezza grande.
D'estate però, quando il suolo è arido, se corro sollevo un polverone, e quando arrivo giù mi cambio le scarpe, perché sarebbe veramente troppo, molti intorno a me non potrebbero comprendere.
Sono in incognito. Posso rivelare di questi piccoli piaceri solo a chi può comprendere.
E' buffo cambiarsi le scarpe tra un campo e una strada di campagna.
Nell'ultimo tratto tra i campi, passata una vigna, ci sono una casa e un fienile in ristrutturazione. Pare ci faranno un albergo. Speriamo non impediscano il passaggio tra i campi...
Ieri mattina, per la prima volta ho visto qualcuno, anzi più di uno (è sempre così, le cose capitano tutte insieme), un signore che curava la vigna, e io sono passata inosservata, dall'altro lato della vigna rispetto a lui, a un centinaio di metri. E tra le case per la prima volta ho visto un muratore, di solito sembra un cantiere fantasma, ma lui non mi ha visto, mentre si girava dalla mia parte ero dietro un albero, poi è andato dall'altra parte con dei secchi e nonostante la mia giacca rossa sono sfuggita alla sua vista dietro la casa, e via, giù per il campo. Una volpe.
E arrivata giù, tra i macchinari che hanno rifatto la strada, e riempito e spianato un fosso (dove andrà adesso quell'acqua?) – ahi! – ho incontrato uno sguardo. Non ce l'ho fatta. Usa salutarsi in campagna, quando si gira a piedi. Be', non mi è venuto, e del resto neanche a lui. Non è bello essere visti dal mondo umano quando si è nel selvatico. Come quella volta che andavamo a piedi a prendere il latte dal contadino e i carabinieri che passavano di lì ci hanno chiesto chi eravamo e se abitavamo da quelle parti...

Una volta invece, ancora tra le fabbriche che dalla nazionale portano al sentiero verso casa, ho visto un leprotto, eh sì, ce ne sono spesso lì, ma questo è uscito da un cancello di un cortile cementato ed è scappato verso i campi... chissà cosa cercava...
Capisco la volpe, una volta l'ho vista sulla strada all'altezza di un sobborgo che ormai è un tutt'uno con la città, ma lei immagino cerchi avanzi di cibo... boh. Comunque loro ci guardano. Mentre passiamo in macchina nelle strade buie tanti occhi ci guardano...

E li capisco, cavoli. Una volta, poco tempo fa, tornavo verso casa, per la salita, che era già buio, la luna quasi piena coperta dalle nuvole e molto scuro... Be, io avevo più timore tra le fabbriche spente e qualche casa che c'è in accorpata, ancora di più intorno al sottopassaggio e sotto, che non vedevo dove mettevo i piedi... Desidero il campo, che arrivi subito sotto i miei piedi, sono allo scoperto, e vedo luci in lontananza, da una strada mai frequentata, penso che siano luci più lontane, invece sono auto verso di me! Si nascondono dietro una curva e io di nuovo lepre e volpe attraverso la strada in fretta, quattro passi e sono già sulla collina, nel campo, io le vedo, tre macchine, veloci e illuminate, e sono tranquilla, perché loro non vedono me, che sto camminando a pochi metri in quello che per loro è buio.

venerdì 19 settembre 2008

Perché Brigantia


Con la voce di Brigantia speriamo riescano a comunicare gli abitanti di questo Luogo, a parte noi, che siamo due, qualche uomo d'altri tempi, con radici contadine, diversi cani e molti gatti, e poi galline, oche, mucche, due caprette tibetane, ma anche tanti caprioli, cinghiali, ricci, ghiandaie, fagiani, corvi e tanti uccelli, molte lepri, qualche istrice e purtroppo la volpe, che si è portata via un'oca intera questa primavera. I boschi hanno la voce dei rovi (ma da qualche anno niente more... il tempo ballerino...), i frassini, i carpini neri, le querce e le roverelle, qualche olmo che resiste, acacie, e tante piante e erbe, la ginestra, ovviamente, la sula, dai fiori rosso carminio, di cui gli erbivori sono ghiotti, l'iperico, la mentuccia e poi grano, orzo, la medica o la fava che ancora coltivano in questi campi, per gli umani o per le mucche, e gli ortaggi del nostro orto...

Ci affidiamo a Brigantia, uno dei nomi della dea celtica altimenti nota come Brigid o Bride, perché i Celti, tra gli altri antichi abitatori di queste terre, ci affascinano, anche se erano popolo guerriero. Affascinano come forse hanno affascinato gli abitanti o le donne etrusche di Monte Bibele, un colle qui vicino, dove risulta dagli studi degli archeologi che diverse persone appartenenti ai due gruppi abbiano convissuto felicemente e si siano uniti celebrando matrimoni. Popolo guerriero del Nord e lavoratori dei campi stanziali da tempo su queste terre hanno trovato equilibrio e chissà, forse amore. Dalla notte dei tempi i matrimoni, quindi le donne, hanno supportato la politica... o è stato l'amore, insieme alla necessità degli uni di essere difesi dai nemici e degli altri di godere dei frutti della terra?

Insomma, i Celti, dicevamo, i Galli Boi da queste parti, spiriti vicini alla Natura, pensiamo alla tradizione magica dei Druidi, alla trasmissione orale di saperi e simboli, e per questo all'importanza della poesia, come strumento delle iniziazioni e del discorso magico, ma anche delle potenzialità della parola poetica per rappresentare nelle parole il continuo fluire della Vita e della Morte, il limite sottile tra il Reale e l'Immaginario...

Quindi, dicevamo, Brigantia

Nella spiritualità dei Celti non vi era separazione tra gli aspetti mentali e materiali della vita, e la dea, anche se la sua figura è molto più complessa di queste poche righe, rappresentava il fuoco, insieme dell'ispirazione come patrona della poesia, il fuoco del focolare, come patrona della guarigione e della fertilità, il fuoco della forgia, come patrona dei fabbri e della arti marziali (www.ilcerchiodellaluna.it).

A lei facciamo appello per meglio corrispondere alle nostre intenzioni.


Infine, vogliamo scrivere più in generale di queste terre, dell'Appennino Bolognese. Per passione, ma anche perché, per molti urbani, nuovi abitanti di questi luoghi antichi, queste montagne sono terre poco conosciute ma, noi lo crediamo, le loro cime e pieghe, i loro boschi, i borghi ed i sentieri sono luogo ricco di natura e storia, oltre che luogo d'origine delle acque che, ancora oggi, alimentano la Città, anche se gli urbani faticano a ricordarlo e dimenticano di ringraziarle quotidianamente.

Del resto conosciamo così poco di questi monti, che attraversiamo per lo più nelle loro viscere, in galleria, o correndo veloci sulle lingue di terra imbrigliate in strade e autostrade. Immaginiamo un viaggiare più lento, che conosce davvero e da vicino, ripercorrendo i percorsi antichi e ritrovando in sé l'animo antico dei viandanti, dei pellegrini e... perché no? l'animo fiero dei briganti. ;))


First


Ieri l'altro (16/09/2008 verso le 19.00) un botto in lontananza, anzi due, ravvicinati... Voci sul web dicono aerei più veloci del muro del suono... poche notizie, troppo poche per essere normale...
Come spesso succede, ignoriamo...

Oggi cominciamo a scrivere nel reticolo della comunic-azione.

Due colpi – energia misteriosa – la miccia che accende una pagina azzurra, a lungo coltivata nell'immag-in-azione.

Non solo, anche oggi è giorno speciale, da questa mattina la stampa annuncia una crisi della finanza globale che fino all'altro ieri si diceva impensabile – nooo, non può accadere come nel '29, ma va là – (sì, anche a Nuova York dicono “ma va là”!). E oggi, al contrario, son già tutti lì a descrivere l'inaspettato e fare paragoni che ieri dicevano impossibili.

Potere del Reale... accade prima che molti possano crederci...

Sempre auspicando il bene a tutti i cuori impavidi e ai piccoli che non vivono di economia speculativa ma Reale, lo prendiamo come auspicio di un mondo-organismo che per uscire dall'uovo deve rompere il guscio...

Un gigantesco sparviero lottava per uscire dall'uovo, e quest'uovo era ilmondo, e il mondo doveva andare in frantumi” Herman Hesse, Demian.

Ma passiamo alle dovute


Present-azioni.

Un inchino al lettore/lettrice, a mani giunte se gli/le piace

Qui, al sicuro da sguardi indiscreti del Reale quotidiano, parleranno le voci che abitano una piccola mente, molto piena, molto confusa, molto fiduciosa, Qualcuno direbbe – povera illusa! E i respiri di una valle non nera, non rosa, un pezzo di mondo vivente, Natura?

Cosciente...

In queste pagine si aspira a condividere insieme alla comunità virtuale e non solo i troppi pensieri che, come affollano tutti noi abitanti in questa epoca bizzarra e cruciale, affollano anche l'autrice, e che non sempre trovano subito sfogo nel Quotidiano impellente.

Qui prendono spazio, trovano terra, quei semi piantati per Caso, per gioco, per amore, per testardaggine ed ideali, semi preziosi dalla crescita lenta, millenaria. Qualcun'altro direbbe – ancestrale.

L'autrice di fatto si presenta come ricercatrice, più nella vita anche se al momento per lavoro, benché in erba e più che precaria. Ma volendo trovare un senso nell'attuale precarietà possiamo pensare: be', come margherita, tortora o volpe, è la norma nel mondo, è Naturale...

Non giusto, politicamente, ma vogliamo trovare un senso alle cose che capitano e imparare dai nostri perché, trovare un filo conduttore, accettare per poter cambiare.

I pensieri argomenti di queste pagine sono “geo-grafie” perché questa è la strada maestra, prescelta nel mondo “là fuori”, dell'apparenza e “ufficiale”, della “Geografia umana”, là dove ogni Scienza, disciplina, ha un codice, un numerino che la incasella, ma anche e soprattutto perché è geografico ogni nostro pensiero, dato che appoggiamo la nostra coppia di piedi su una Terra.

Ognuno è un po' geografo a suo modo e sono geo-grafie, scritture della terra, i nostri pensieri.

Infine, tra le scritture della Terra in generale vogliamo scrivere del Luogo che ci ha accolto e a questa Comunità rendere omaggio, provando a fare sì che attraverso la nostra voce possano comunicare anche gli altri abitanti di questo Luogo, umani, animali e silvestri.

E' questo l'insegnamento dell'idea bioregionale, alla quale dedicheremo certamente altro spazio, ma che si può riassumere nel tentativo di riconoscere il luogo in cui si abita come una rete complessa di relazioni, habitat della vita che scorre al suo interno, e riconoscere la propria posizione in questa rete, ammettere la propria interdipendenza con gli altri esseri. Riscoprirsi selvatici, risvegliare i nostri sensi assopiti dallo stile di vita urbano e aprirli al mondo naturale, con regole sempre uguali che ogni Luogo esprime in modo diverso. E non solo in campagna, dove certo è più facile, ma anche nelle città, perché anche queste affondano comunque le loro radici nella terra.