venerdì 25 marzo 2011

Rock Salt

Come sempre la vita è un buffo intrico, anche per questo siamo abbaruffati, voglio dire che il toponimo del posto che ci ospita, la Baruffa, rispecchia a pieno il nostro spirito. Ok, il mio spirito. Ho una certa tendenza a sentirmi plurale.

Rock Salt sale di roccia ricevuto in regalo dall'Oriente da un caro amico.

Rock Salt, casualmente, un nuovo carattere per i titoli di questo blog.

Un rinnovato carattere per questo blog. Buoni propositi per il “nuovo” anno, facciamolo partire adesso, che è primavera. Voglia di raccontare, di tessere fili invisibili che accrescono reti di persone, di neuroni, speranze, progetti, pratiche. Voglia di raccogliere, raccontare e scambiare, più pratiche, soprattutto.
L'anima new age è soppiantata, almeno in parte, dalla cara vecchia anima rock, dalla voglia di ribellione, di alternative, di sotto e contro-culture.
E ovviamente
punk
not dead


Rock Salato come l'ingegno, il sale in zucca, la sapienza addirittura vogliamo dire.

Perché oltre a voler raccontare di ecologia, territorio, ecc. ecc., le solite belle parole, sostenibilità, autoproduzione e blablabla, c'è parecchia voglia di raccontare di sudore, di precarietà, di scelte di riduzione, abbracciate sì con spirito ecologico, con desiderio di ricerca dell'essenziale, con calzari francescani ai piedi, o i birkenstock da crucco (tedesco, in bolognese, con tono più o meno affettuoso, ndr) che 15 anni fa ci saremmo vergognati di portare, almeno quelli che come me sono nati negli anni Ottanta.
Scelte belle, ricche, anche solo di relazioni, di coraggio, di fiducia in se stessi, di esempi da seguire, pochi ma molto positivi, di chi ce l'ha fatta e ce la sta facendo, di voglia di cambiare il mondo. Ma scelteche spesso sono il frutto faticoso di questi tempi strani, anche un po' amari, pieni insieme di difficoltà e di possibilità.
Voglia di raccontare, anche, di una generazione di “giovani” desiderosi di agricoltura, con una coscienza ecologica, con la testa sulle spalle, con le mani in pasta (madre), ma anche storie di precarietà, di scelte, scelte fatte con gioia, che fanno brillare gli occhi di chi ha una visione alternativa del mondo, della società, ma anche scelte che paiono ancora scomode, ancora “estreme”, ancora difficili, specie agli occhi di chi non capisce, di chi è attaccato al vecchio mondo. E gli altri va be', chissenefrega, ma coi familiari è meno semplice.
E mentre il vecchio mondo muore, e chi a lui si aggrappa è destinato certamente a soffrirci insieme, chi prende la matita e inizia a disegnare il nuovo ha davanti tutta l'impasse del foglio bianco, il giudizio dei critici e del pubblico ma, soprattutto, per continuare la metafora dell'artista, la necessità di sbarcare il lunario.

Be'. Solo per dire siamo tornati, ancora mi do del noi, siamo tornati carichi come una molla e pieni di idee. Mi do del noi perché mi riprometto di lasciare un po' i toni intimisti delle pagine passate, hanno avuto un loro perché, e dare spazio a nuove esperienze, essendo più costante online, avere più tempo per la blogosfera, che è ricca e vivace, e chi vivrà vedrà.

E mentre scrivo, rubando tempo all'orto ed al lavoro (?), il cielo si rannuvola, torna il freddo e si alza il tipico vento della Baruffa.

martedì 15 marzo 2011

Back home

Casa dolce casa. E la sensazione iniziale è stata un po' come esprime questa foto... (che è poi nei nostri dintorni, una barca usata probabilmente in passato in uno laghetto, oggi stagno).
Il tempo per le parole online tornerà presto. Adesso ancora tante cose da risistemare, compresi noi stessi (pare che i chakra ci mettano almeno 3 settimane dopo gli spostamenti... allora che ne manca ancora una!) e una fantastica novità. Habemus ADSL. E' un ottimo nuovo inizio.