lunedì 30 marzo 2009

Becca mo' ben

Il Socio mi ha mandato una bellissima citazione sul paesaggio, che copio e incollo anche se parla un po' dell'inverno e ora non è proprio il momento, la colpa è anche del mio scarso tempismo nel pubblicarla!
Allora grazie...

"Inverno è stagione solitaria, propizia al riavvicinamento lento, al riannodare saperi e conoscenze. Scoperte. Il chiaro dell'Inverno rende leggibili, come mappe, le valli. In bella evidenza le antiche mulattiere, i sentieri, i confini che delimitano prati e pascoli.
La trama frazionale dei castagneti e dei boschi prima dell'abbandono all'incolto. Tutti i dirupi, gli avvallamenti, i torrenti e le macerie nascosti nella bella stagione dalla massa verdeggiante delle fronde.
La vita si concentra e addensa in basso, nei piani, sulle coste, in città per gravità sempre più invasiva e pesante. Aumenta a dismisura la leggerezza, per contraccolpo, in alto.
D'oro, giada, bordeaux si tinge il mondo
bagliori d'amaranto viola la fine
segue lo sguardo il montare della sera dal fondo delle valli
oscura, arresa al buio, la terra penetra il cielo.
Mentre il sole che cala ha già oscurato il fondo delle valli opache per l'inquinamento, si può percepire quanto veloce e profondo, nel tempo di una generazione, è stato il mutare del paesaggio nel mondo.
Paesaggio non è un dato materiale. Non si può acquistare, nè cedere, nè tassare.
E' determinato dalla collettività che lo abita trasformandolo ma è un patrimonio inalienabile dell'essere umano nella sua squisita individualità. E' connaturato alla percezione soggettiva, non esiste se l'occhio non lo scruta ma si struttura in processo mentale e diventa realtà fiduciaria. E' un'immagine che si fa se si sa, si vede se si vuole vedere.
Ispira poesia e se ne nutre.
Muta il paesaggio continuamente. Nel volgere delle stagioni o in poche ore.
Nel susseguirsi delle civiltà, degli stili di vita, dal fiorire all'abbandono, muta perchè lo abita l'uomo."
Giovanni Lindo Ferretti, in Reduce

venerdì 27 marzo 2009

Romanticismo "artigianale"

L'Artigiano sa essere romantico, a modo suo.
Dopo un mese e mezzo senza la amata Baruffa, le bestiole, lui compreso, ricevo via email questo bel tramonto... che mi riporta un po' a casa...
perfino troppo.
Le parole che la accompagnano sono le seguenti (già ripetute diverse volte telefonicamente): parafrasando una famosa frase del papa

"se faccio una scoreggia, voi l'annuserete"!

Il romanticismo artigianale...

La foto poi cade a fagiolo... anzi, lasciamo stare i fagioli... (sì, lo so, era l'altro, ma lasciamolo stare, e poi, morto un papa se ne fa un altro).

Poche idee e confuse

A volte il processo di costruzione di idee, di conoscenza, è ricorsivo, circolare, tornano e ritornano continuamente le stesse idee, ma si ha bisogno di ripensarle, riconfermarle, riscoprirle continuamente. Un po' come il percorso della consapevolezza di sé. Si arriva a certe scoperte, si comprendono certe cose, poi è come se una parte di noi se ne dimenticasse, e di nuovo, torniamo a riscoprirle, dicendo - lampadina - "ehi, ma io sono questo, certo!" e non è niente di nuovo, niente che non sapessimo già...
a volte sono parole nuove che affiorano per esprimere gli stessi concetti...
bene, questo è il risultato di due anni di riflessione... dopo un periodo di un surplus di lavoro intellettuale, di lontananza dall'amata baruffa e dalle sue radici naturali... s'ha da termina'.
E comunque ieri, perché troviamo sempre conferme poi, sul cammino, un articolo francese parlava delle "lunette culturelles" (gli occhiali culturali) per guardare il paesaggio...
Sì, ma non parlava del terzo occhio!

lunedì 23 marzo 2009

O sarà per amore o non sarà

un articolo da NOI DONNE, marzo 2009
MA COS’E’ QUESTA CRISI/3
CAMBIAMENTI? SOLO PER AMORE

Nadia Angelucci
Conversazione tra crisi, decrescita e pensiero femminile con Daniela Degan, Rete Lilluput-Nodo di Roma e promotrice del Laboratorio Itinerante per la decrescita.

La qualità di vita di un individuo passa anche attraverso la possibilità di fare una pausa pranzo degna di questo nome. Daniela Degan lo sa benissimo e quindi ci incontriamo a casa sua, dove, davanti a prodotti freschi del territorio, facciamo una chiacchierata sulla crisi economica e sul progetto sociale e politico alternativo alla società della crescita.

“Spiegarti cosa intendiamo per decrescita non è semplice perché non parliamo di un modello economico in senso classico. Non da soluzioni valide per tutti in ogni luogo. Cerca invece di offrire degli strumenti e di trasmettere stili di vita che non sono omologati ma creati dai territori e dalle comunità. Propone un punto di vista che ritiene fondamentale riappropriarsi dello spazio e del tempo di ciascuna e ciascuno che viene valorizzato e qualificato. Rappresenta una ricerca, ‘un’utopia concreta e necessaria’.”

La decrescita, quindi, non vuole essere una soluzione alla crisi economica ma piuttosto una ipotesi per promuovere un tentativo creativo di rompere la retorica della crescita economica senza limiti verso un supposto sviluppo i cui risultati, in termini di distruzione ambientale, cambiamento climatico, accumulazione dei rifiuti sono sotto gli occhi di tutti. “L’ansia sviluppista degli ultimi decenni ha lasciato indietro l’ascolto dei bisogni primari e necessari, delle tecniche e dei saperi tradizionali, la capacità di decidere nella libertà l’uso delle risorse. E un numero sempre crescente di persone si ritiene insoddisfatto della propria qualità di vita e della corsa alla crescita infinita a cui sembriamo condannati – continua Daniela -. Non basta più calcolare il PIL – Prodotto Interno Lordo – che è solo sinonimo di crescita economica e non riflette assolutamente l’interezza della persona. Bisogna tornare ad un principio di benessere e quindi basarsi sul proprio BIL - Benessere Interno Lordo -. Il mio si fonda su tre indicatori: il tempo sottratto alle "molte cose da fare" perché deciso di vivere con profondità, tra i sorrisi dei bambini, i dolci pensieri delle amiche e l'aria selvaggia della natura; tutti i sogni, le immagini, le creazioni dell'ingegno, dell'arte, della terra, delle tessiture di reti, i giochi delle molte donne sibille che abitano ancora i boschi fatati; la valorizzazione dell'ascolto attivo, empatico e amicale quale stimolo del vivere ed agire la nonviolenza a favore di un mondo colorato di pace.” E il discorso si sposta inevitabilmente su un’altra passione, quella per il pensiero e il vissuto femminile, che possono mostrare delle concrete indicazioni per il futuro dell’umanità: “Contemporaneamente all’impegno nel movimento per la decrescita, ma in un certo senso anche in strettissima unione con quella elaborazione, sto portando avanti uno studio sulle civiltà preistoriche e il ruolo del femminile. E’ l’analisi di una società egualitaria e solidale che è esistita ma che la storia non ci ha raccontato. Siamo abituati a far iniziare lo studio sistematico della storia a partire dagli assiri e da lì in poi le figure fondamentali sono gli eroi, i guerrieri e poi i re. Invece delle archeologhe, in primis Marija Gimbutas, hanno avuto l’intuizione di andare a studiare le società del neolitico nella quale i reperti archeologici ci dicono che è esistita una società matrilineare e matrifocale nella quale il ruolo delle donne non era ancora quello imposto dal sistema patriarcale. Si tratta di società fondate sul principio della solidarietà, della nonviolenza in cui non esistevano la gerarchia, l’autorità, il principio dell’accumulazione e si rispettavano le risorse. Il mio immaginario mi porta a credere che, se questo è stato, se l’umanità è stata in grado di vivere senza l’aggressività, è ancora possibile trovare una giusta distanza dalla guerra e dalle violenze degli uomini su altri uomini e su tutte le donne. Riane Eisler, un'antropologa, storica e saggista statunitense, ha coniato il termine gilania che nasce dal legame delle parole donna (guné) e uomo (anér): si tratta di una società evoluta, non più matriarcale e non ancora patriarcale, organizzata in un sistema non gerarchico e che era in grado di sviluppare delle tecnologie al servizio degli individui senza conoscere le armi. Sapere che questo, nel passato dell’umanità, è stata la realtà di vita quotidiana mi porta ancora più fortemente a credere che c’è bisogno della consapevolezza degli individui di farsi carico di questa necessaria e straordinaria trasformazione altrimenti per il genere umano si prospetta solo l’imposizione e la persona sarà completamente schiacciata dai consumi.

La crisi diventa quindi solo una interruzione della ossessione del consumare illimitato e quindi una occasione preziosa (di portata storica, direi, vista la necessità urgente di salvare il pianeta dall’uso smisurato delle risorse naturali) per reintrodurre una visione al femminile nei tanti modelli di evoluzione pacifica (non di ripresa dello sviluppo che macina la natura invece di osservarla e goderla) che dobbiamo, come genere umano, ricreare e reintrodurre al posto della “megamacchina”, se vogliamo salvare quel che resta dell’unico pianeta che abbiamo a disposizione. Come dice Serge Latouche, ‘Sarà per amore o non sarà’.”

degadan@hotmail.com

nella prima foto: orti urbani a Bologna - lungo Savena, tra S. Ruffillo e la Ponticella

giovedì 19 marzo 2009

Nantes: primavera, sole, acqua e... non solo

Lo scorso weekend sono andata a Nantes a trovare la Sorella in erasmus. La città è molto bella, nonostante sia abbastanza sconosciuta a noialtri italiani. A Nantes è arrivata la primavera, abbiamo camminato, camminato e camminato, abbiamo mangiato crepes, baguettes e burro salato. Siamo state al mercato, a passeggio lungo il fiume e a una festa erasmus in una casa con giardino. Un fransé ventenne voleva fare un po' il galletto con me poi mi ha chiesto da quanto ero all'università, faceva i conti sgranando gli occhi, così gli ho detto che avevo quasi 29 anni, mi ha guardato come se fossi un aliena e non è riuscito a continuare la conversazione se non dopo 5 minuti. Però ha semsso di fare il personaggio :)

Nantes è stata completamente distrutta dalla guerra, come Pianoro, ma al contrario di Pianoro, è stata ricostruita in un modo abbastanza intelligente. Si respira quell'aria nordica, tutto pulito e ordinato, traffico sopportabile, solo le baguettes sotto l'ascella e le persone che cantano ricordano di essere ancora in un paese "latino".
A Nantes ci sono due fiumi, la Loira e l'Erdre, e lungo i fiumi tanto verde, quasi boschi in piena città. Anche il campus universitario è vicino al fiume in un parco bellissimo. La sorella è visibilmente contenta, superato l'inverno piovoso nei suoi 9 metri quadri allo studentato, con tanto di mini-bagno in stile aereo Ryanair (di plastica), frigo e pentole, tutto in camera (non si può tenere nulla nella cucina comune).

Abbiamo anche preso battelli e visitato un molo dove i residenti addobbano le case e i giardinetti in modo scherzoso e insolito.


e abbiamo visto germani reali, gli uccelli tuffatori col becco rosso che non so come si chiamano, l'airone e... una nutria, che non sapevamo cosa fosse, all'inizio nel dubbio tra un topo enorme o un castoro, un po' improbabile... la Sorella le ha fatto 200 foto, come una giapponese



Nantes ora è capolugo della "Loira atlantica" ma nel passato è stata capoluogo della Bretagna. Si sentono ancora un po' bretoni, si vedono i segni, a scopo turistico o meno, di questa identità. Anche la Sorella si sente un po' bretone ormai. Non avendo ancora visitato la Bretagna come da progetti ha imparato a memoria la guida Lonely-Planet, disquisisce di cose di Bretagna e beve sidro di mele. Siamo andate anche a vedere l'Oceano, a Pornic. Questo paesino, oggi prevalentemente dedito al turismo balneare, è stato strappato ai vichinghi intorno al 900 d.C. dai bretoni, appunto. La mia fantasia viaggia alle battaglie per difendere un promontorio di roccia, a questi antichi marinai del Nord con la pelle cotta dal sole, la pesca, il sale... uno al mercato ci ha addirittura fatto credere di aver trovato una ricetta vichinga per un sale speziato in cui c'è anche il curry... i vichinghi conoscevano dunque il curry?
Be', a Pornic ci siamo bagnate i piedi nell'Atlantico gelato e abbiamo mangiato moules frites, cozze e patatine fritte, che ci hanno servito in un piatto a forma di conchiglia. Così abbiamo festeggiato questo incontro.

Ciao Sorella!

P.S. In tutti i paesi che hanno reminiscenze celtiche si fa un gran parlare (e vendere) di simboli, leggende, in alcune terre rimane ancora qualcosa delle lingue...
Com'è che questa moda prende così tanto (a me in particolare), per non parlare delle feste celtiche che anche in Italia sono ormai sovraffollate... O magari questi souvenirs e simboli fanno presa su di me, più che altro... Ma mi domando, abbbiamo dunque ancora qualche briciola di quello spirito combattivo eppure profondamente in armonia con la Natura? Può una civiltà, slegata dalle regole della vita terrestre, cancellare così, in qualche secolo, briciola nello scorrere del tempo, una cultura profondamente coerente con la Natura? Esiste una Natura che mantiene in noi acceso questo lumicino, che magari compensiamo consumisticamente acquistando un orecchino, o è dunque tutta Cultura, e quindi intercambiabile? Voi sapete già la mia risposta, quindi se vi piace (s'il vous plait) ditemi la vostra!

venerdì 13 marzo 2009

Sul concetto di paesaggio

Considerazioni sparse. Dal lavoro per la tesi, dalle passeggiate nel bosco.

Questo benedetto paesaggio è stato una bella gatta da pelare per elaborare la prospettiva della tesi, per ripercorrene le concezioni nella geografia e nelle altre discipline territoriali. Ora direi che siamo arrivati a un punto di equilibrio anche se non a una soluzione che, come sempre, è poetica.
L'esigenza è di condividerla in questo spazio, come valvola di sfogo.

Paesaggio come scrittura materiale della terra e come senso, percezione e immaginazione.
Come teatro e testimone della relazione tra le società locali e il loro ambiente.
Paesaggio come micro-storia, come narrazione e sogno, come visione di futuro, anche da parte di collettività minuscole e insorgenti.
Paesaggio come segno del presente e del passato. Come orizzonte e speranza di futuro.
Paesaggio come corpo che cammina vive respira gusta assaggia ascolta un luogo.
Paesaggio come relazione a doppio senso tra abitante e luogo.
Paesaggio oggi perduto, nella perdita di senso di questa relazione.
Paesaggio ritrovato nei frammenti dell'alternativa, che si esprime nello scambio materiale e immateriale con un luogo, o nel riconoscimento che la Terra è il nostro unico paesaggio condiviso. Il nostro unico teatro, senza quinte e senza spettatori... o forse sì...

Una citazione che amo molto e che rileggo spesso, da un articolo di Massimo Quaini che ancora non ho capito dove sarà pubblicato, e quando lo capirò metterò i riferimenti.

Richiamandosi a Roland Barthes, si potrebbe anche dire che il paesaggio è il piacere del testo, un testo particolare: la Terra: la superficie terrestre non nella sua globalità astratta, ma come disseminazione di luoghi concreti, ciascuno dotato di un senso irriducibile. La Terra come una totalità ricca di varietà e differenze da riconoscere localmente e curare materialmente. In fondo noi possiamo realmente conoscere a scala locale, come un altro scrittore amico di Calvino ci ha da tempo detto: "percorrere il mondo, solcarlo in tutti i sensi, non significherà mai altro che conoscerne alcuni arpenti: minuscole incursioni in vestigia disincarnate". Queste perole di Georges Perec e soprattutto "il sentimento della concretezza del mondo" al quale si richieama come a qualcosa di "irriducibile, immediato e tangibile", devono valere anche e soprattutto per il geografo e per lo studioso del territorio. Non è questo sentimento che ci guida o ci dovrebbe guidare nelle nostre ricerche? Voglio dire, ancora con le parole di Perec, il senso del mondo e della storia "non più come pretesto di un'accumulazione disperante o cume un'illusione di una conquista, ma come ritrovamento di un senso, percezione di una scritura terrestre, di una geografia di cui abbiamo dimenticato che noi siamo gli autori”.



L'altro giorno nella foresta di Marly pensavo che forse

il paesaggio non è altro che la sottile linea luminosa visibile lungo la superficie terrestre, guardando all'imbrunire verso Ovest.
O all'alba verso Est.
E' infatti mobile e imprevedibile come il respiro degli esseri che lo animano.
Paesaggio – biosfera e sociosfera – è il vestito vivo, vivente e vivace della Terra.


Non ho foto di questa linea luminosa, ovviamente, si fa quel che si può...

mercoledì 11 marzo 2009

Test... che fiore sei?

Ho fatto questo test, molto carino.
Però mi è venuto così...


I am a
Canna


What Flower
Are You?




adesso lo facciamo fare anche all'Arti (giano)

Into the... wild??

Breve post, una pausa di respiro nella moltitudine di informazioni che mi girano nella testa, forsennate.
Ci sarebbero questioni più importanti da trattare (la proposta di legge sulla caccia, quella sull'edilizia, sull'acqua, per non parlare del nucleare...) ma non ho il tempo. Perciò scrivo poche righe sulla mia passeggiata di lunedì, nella foresta di Marly...
Cercando un po' di natura e un po' di pausa all'apice di troppo lavoro mentale è stato molto piacevole. Tuttavia, nonostante sia grande, è percorsa e circondata da strade e si sente sempre in lontananza il rumore delle auto o del treno. E' impressionante. Sembra di stare in un bosco, anche selvatico, anzi avevo visto addirittura due fagiani l'altro giorno, eppure il sonoro è quello di un qualsiasi sobborgo urbano...
Strano...
Alla Defense c'è più silenzio, mi sa... poi vibra il suolo per i numerosi treni che passano sottoterra, però secondo me c'è più silenzio...


lunedì 9 marzo 2009

Errata corrige

Micro-post. Postino.
Serge Latouche sarà a "Che tempo che fa" domenica 15 e non l'8 come precedentemente scritto.

PROVA, 1, 2, 3 PROVA


Non capisco a volte spariscono tutti i post!
me tapina disinformatica...
ma ce la faremo anche questa volta...

sabato 7 marzo 2009

Attenti, cugini, vi tengo d'occhio...

Sottotitolo
Errata corrige, sport urbano e città infinita, hard sopping, intolleranze alimentari e altre storie
post un po' lungo
Bene. Siamo pronti per un altro post delirante su questa esperienza di esilio in terra di Francia, dove mi sono autoreclusa ai lavori forzati, tra studio matto e disperatissimo e prese di coscienza sul desiderio di vita "naturale".
Ma veniamo a noi, con la debita ignoranza che il momento richiede, come anche il Socio mi rammenta e di cui mi fa appello (grazie Socio!).

PICCOLA PARENTESI METANARRATIVA - questo blog sta inziando ad assumere il suo orizzonte letterario e perciò iniziano a prendere vita i suoi personaggi... bene, dopo l'Artigiano (oh mio Artigiano... momento di nostalgia e struggimento), a cui è giusto ora attribuire la A maiuscola, abbiamo il Socio (ciao Socio!), che non è interpretato da Tom Cruise ma potrebbe ugualmente affiliarsi a una setta, non è mai detto!) - CHIUSA PARENTESI PUNTO

Alors. Dicevamo.
Errata corrige.
Non è vero che non si trovano le salviettine "intime", e qui sarò breve, avevo pensato a una sezione femminile, anzi, ecofemminista, ma non siamo ancora pronti...
Bene, non è vero che non si trovano, avevo solo cercato nel posto sbagliato. Qui la mancanza del beneamato bidet rivela la sua triste (e anche un po' schifosa...) doppia faccia. Salviette in tutte le salse e di tutti i tipi, anche insacchettate singolarmente!! addirittura - e qui, lo giuro, chiudo e vi risparmio, voi che non siete ancora pronti: assorbenti alla camomilla, all'aloe, e altre piacevolezze...
bene, facciamola finita, rimando a un futuro post per sole donne, o a questa pagina web giusto per mettere la pulce nell'orecchio a qualche amica per chi dispone del lusso di un bidet.
Parlando ancora di acquisti e robe di donne. Io non so se sia così in tutta la Francia o Parigi, in quanto area metropolitana, ricca di vita culturale e prettamente urbana sia un po' modaiola... Vengo al dunque: da prima di partire dovevo comprare un paio di scarpe, quelle che chiamano "multiactivity" (oh yeah!) e non avendo avuto il tempo a Bologna ho pensato di trovarle qui, pensando che ci fosse anche più scelta...
Povera illusa! qui ci sono solo scarpette da ginnastica da passeggio urbano, di quelle che costano tanto e durano poco, tanto la moda cambia da un anno all'altro, e molto più per le donne, e a me questa cosa mi fa imbestialire!!!
Be', cmq alla fine ho trovato quello che volevo, dopo aver girato tutti i Decathlòn, e il suo alter ego GO SPORT, ed era anche l'ultimo 40 da donna... allora le comprano, eh? perdinci! alla Maria Carlà Antonietta bisognerebbe dire di dare le scarpe da ginnastica al popolo, e non le ballerine!
Così finalmente potrò andare in giro per la foresta di Marly e dintorni senza paura di rovinare le mie scarpette da cittadina...
Presa da raptus consumans ho anche acquistato una carta escursionistica della zona dove abito, perché volevo girare un po' a piedi e, come mi dicevano i miei ospiti, è GRAAAAAAANDE, la foresta di Marly, poi c'è la foresta di Saint Germain, ohhh com'è grand!! Mi piacciono le carte, e allora la prendo, senza aprirla, mannaggia a me che mi fido troppo della gente... Ho comprato una carta escursionistica che illustra distese sterminate di quartieri e sobborghi residenziali con in mezzo qualche macchia verde... Sono beni demaniali... ancora oggi riserve private di caccia per il presidente!! Anche qui la Rivoluzione non è stata che un inizio, eh!
Vorrei andare a piedi a Versailles per la foresta, che saranno due ore, ma forse c'è da attraversare la tangenziale e dalla carta non capisce dove questo sia possibile senza rischiare la vita...
Ah, ma vive la France!

Ma facciamo un passo indietro. Sport urbano.
Non avendo ancora scarpe e essendo sempre al lavoro, e la piscina non mi piace perché tengono l'acqua troppo calda, ho trovato l'opzione giusta: lo sport urbano: così nei ritagli di tempo, carica come un mulo (ahh, il peso della cultura!) approfitto delle scale e delle strutture della città per fare ginnastica mentre vago da una biblioteca all'altra. La metro diventa allora una grande palestra sotterranea, ma in particolare è la Defense il mio momento di fitness e distensione preferito. esco dalle profondità della terra che tanto mi inquietano e salgo scale, salgo scale, salgo scale, fino sotto al Grande Arche, che è anche il mio pezzetto di paesaggio, che tanto mi manca. Incedibile quanto ci si abitui alla visuale da una collina... Manca quasi l'aria. Arrivo in cima e guardo il brulicare della gente in quel grande formicaio. Ha una grandiosità che compensa in me la mancanza di spazi naturali. Assurdo quanto l'architettura potrebbe fare per l'uomo.
E fu così che ieri, di ritorno da Parigi, esco fuori dal tunnel, come spesso faccio tra un treno all'altro alla Denfense, alla mia ora d'aria, ma ho ancora in mente quelle scarpe. Allora le trovo, finalmente. Ma presa dalla frenesia del momento prendo la decisione sbagliata al momento sbagliato. Andare a prendere due o tre cose al supermercato... solo per trovarlo ci metto 20 minuti, il centro commerciale è sterminato, io sono carica dei miei libri, altri che ho trovato a metà prezzo, le scarpe... decido di prendere un carrello per non avere tutto in mano... Un ENORME carrello, penso, mentre mi avvio, immersa nei miei pensieri... entro nel supermercato e mi rendo conto che sono le 7 di sera ed è pieno di gente. Ma non pieno. STRApieno. Si fa fatica a camminare... Mi rendo anche conto, così, che erano anni e anni che non prendevo il carrello... afferro quattro cose, riso, legumi, cioccolata, il latte di riso qui costa carissimo, uffa, il latte di soia costa poco ma devi cercarlo tra gli infiniti gusti (costa meno quello al cacao che quello naturale, poi qualcuno mi spiegherà...)
Sento che mi sale l'intolleranza.
Questo o è un attacco di panico o è l'illuminazione che sta arrivando, un po' violenta. Respiro e recito i miei mantra, cerco di trovare una bellezza in questo, nel fatto che non so come uscirò di qui, che arriverò a casa alle nove... Agguanto due o tre cose, mi avvio alla cassa, volevo le graffette (anche quelle non le ho trovate in tutta Parigi ancora... ma è possibile?!?), faccio per andare alla "meno 10 pezzi" ma il carrello non ci passa... vado avanti, torno indietro, chiedo, no, proprio non passa, c'è più gente che a un concerto di Vasco, mi rassegno, mi pento e mi dolgo della pessima idea...
Penso che nel giro di 10 minuti potrei anche riuscire prendere il treno, se no quello dopo passa dopo 40 min... ma non è un problema... oltre la coda in cassa ci metto più di venti minuti per raggiungere il mio binario!! un po' perché mi sono persa, un po' perché è lontanissimo...
E, con disappunto, scopro che la mia cioccolata fondant è o lé, au lait, si vede fondant che voleva dire cremoso...
Che disavventura... ma di certo un buon lavoro per la ricerca della pace interiore...
In effetti la gente non sembrava sclerotica... Sembrava rassegnata...
Un'altra postilla linguistica, imparata in questi tempi, non fidatevi dei biscotti peur beurre, non è che vuol dire che c'è vero burro e non l'olio di palma, di colza, ecc, è che son son seul beurre, quasi tout beurre!!.
Bene, non la vena poetico-ignorante dei francesismi non è stata protagonista, ma spero che le disavventure ripaghino.... mi rifarò, devo essere ancora sconvolta...
Un'ultima postilla... Io sarei intollerante ai latticini, mi vengono delle reazioni cutanee e altre piccole cose, niente di grave e un po' li mangio lo stesso, ma da un mese che sono qui ho mangiato burro e formaggio in quantità... e le reazioni fisiche dell'intolleranza sono sparite!!
Che strana cosa... ma bene! Però mi sento ancora abbastanza intollerante verso questo esilio urbano... stiamo a vedere...
P.S. ho aggiunto un po' di link a blog e siti su vita "naturale" e cose di questo tipo, in Italia.
C'est fini.

Solo qualche foto rubata ieri... c'era troppo sole per non fare un giretto. Questo poi mi piace molto, si chiama "Il Profeta" di un tale signor Derbré, derbre.com.

giovedì 5 marzo 2009

Mani in Pasta al VAG61

copio e incollo dal VAG

Prende avvio sabato 7 Marzo il laboratorio di autoproduzione di pasta artigianele di Vag61. Autoproduzione, recupero, redistribuzione dalle 12 a Vag61, con le mani in pasta.

MEGLIO UN PASSATO DI VERDURA CHE UN FUTURO DI MERDA

INCONCLUDENTE CRITICA ALLA PRODUZIONE IDEOLOGICO-ALIMENTARE



per maggiori info vedi sul sito del VAG

Tempesta ed Impeto

Questo post sarà forse un po' avventato... è vero che l'etichetta della rete e dalla comunicazione richiede di non offendere nessuno, ma siamo sul limite sottile tra l'espressione del proprio pensiero e il rischio di provocare qualcuno. Ma forse è sempre così.
Bene.
L'argomento, assai controverso ha a che fare con la carne per l'alimentazione umana. E quindi con l'uccisione di animali innocenti. Rimando a un altro momento l'espressione razionale del mio pensiero, che parte dalla riflessione sulla storia dell'agricoltura da 12.000 anni fa ad oggi (giusto per essere modesti... ;).
Premesso che tutto questo NON HA NIENTE A CHE FARE CON GLI ALLEVAVAMENTI INDUSTRIALI CHE DOVREBBERO SPARIRE DALLA FACCIA DELLA TERRA E A CUI NON DOVREMMO GARANTIRE SOPRAVVIVENZA BOICCOTTANDOLI OPPORTUNAMENTE, pubblico però una mail che ho ricevuto e che spiega un punto di vista che alcuni potranno condividere. Altri no, ma al momento nessuno pare trovare da dire su questo blog (ah, tranne Jonny, scusa!) perciò mi godo la beata solitudine e dico quello che mi pare :)


Ecco a voi, il contributo misterioso.


Stamattina apro il pollaio! Sto un po' ad osservare i
comportamenti degli animali come tutte le mattine. Mi rendo
conto che non c'e' gerarchia, ma anarchia pura! Galli e
galline si menano. Polletto non riesce a trombarsi le
galline perche' aggredito dagli altri galli. Galline
picchiate e stuprate dai loro fratelli!
Ok, e' giunto il momento di intervenire!
Torno giu', preparo ceppo e coltello.
Torno su, catturo i 4 galli in esubero, gli lego le zampe e
li porto giu'.
C'e' il sole ormai alto.
Ho il sole difronte e i galli al mio fianco.
Il gatto gia' ha capito e prende come di abitudine la sua
posizione. (Un metro da me,non un cm di piu' altrimenti lo
prendo a sberle...ma lui ormai lo sa!).
Guardo il sole e dentro di me ringrazio la natura.
Sento dentro di me che tutto cio' e splendidamente naturale
e giusto.
E' il momento di cominciare!
Via 1, 2, 3 e il quarto.
Vedo scorrere il sangue.
Le ultime contrazioni e le teste sul ceppo di legno.
Mi scorre una forte energia dentro.
Mi sento parte della terra.
Mi sento selvatico e vivo!
Si, Trovo forza nell'uccidere per mangiare nulla e' piu'
naturale sulla terra.
Chi non l'ha mai fatto non e' completo. E' sospeso.
Il gatto mi guarda e aspetta la sua parte.
Eccolo servito! (il porco si mangia anche una
testa..completa di piume e becco!)
Io pulisco i coltelli e il gatto si lecca i baffi.
Siamo sodisfatti.
E nel pollaio e' tornata l'armonia.

mercoledì 4 marzo 2009

Quasi seriamente, con un cartone animato

E' da qualche tempo che penso particolarmente al potere della scrittura, alla capacità di definire il mondo e di contribuire a immaginarlo, magari attraverso un sogno, condiviso.
Bon, tagliando con la filosofia, che le occhiaie non me lo consentono, dopo una settimana passata in totale immersione nella scrittura (da cui non mi sono ancora ripresa), per articoli che avevano la data di scadenza... be', stamattina, mentre mi accingevo a inviare il tutto, con un paio di giorni di ritardo, ho trovato nella casella postale la sopresa: la proroga! ah...
- MUSIC -
Relax, don't do it, when you want to come...
Tiro un sospiro di sollievo, ma sono veramente sciancata...
Tanto che ieri, anche se non avevo ancora finito, ma non ce la facevo più, sono andata a fare due passi: qui uscendo a piedi dall'ammasso di villette ordinate e aziende del terzo settore (o anche quarto...) installate in edifici futuristici, si giunge, dopo pochi metri percorsi costeggiando la strada asfalta, alla foresta di Marly... Ho preso la strada senza uscita che porta al cimitero (e in effetti quella è proprio una via senza ritorno!) e ho trovato finalmente alberi e foglie e terra... ho respirato un po'... ma la mente è dura a distrarsi...
Così dopo un'ora, un'ora e mezza mi sono avviata al cinema locale, erano circa le 6, e nella sala con me c'era qualche coppia di anziani e qualche mamma con bambini al seguito...
sono andata a vedere un cartone animato STUPENDO.
Brendan et le Secret des Kells

Incantevole. Veramente non ho parole per definirlo. Assolutamente da vedere.
Qui c'è un trailer ma non rende l'incanto dei disegni, che riprendono le miniature medievali del Book of Kells.
Veramente un momento piacevole, pieno di significati e immagini allegoriche e una rappresentazione della natura affine alla spiritualità celtica. Bellissima colonna sonora di un gruppo irlandese (Kila).
Bellissimo.
E allora cercando immagini su internet sono piovuta su questa pagina che non c'entra niente. o forse si... del resto parla di scrittura, e tutto il film è incentrato sul libro di Kells...
Il cerchio si chiude e questa pagina anche. Fuori finalmente piove ma non fa freddo.
Voglia di dormire. O di correre sotto la pioggia, lontano dalle villette e dalle superstrade. Nella foresta.

domenica 1 marzo 2009

Poesiando

Pubblico una specie di poesia, ma le intendo più come formule magiche, un modo per segnare il passo, voltare una pagina, scegliere un percorso, esprimere un sogno.
Ecc. Ya sabes.
Le lascerò sul fondo del blog. Volevo mettere la pagina scritta ma non ci sono riuscita, perciò pubblico qui l'immagine.
Ecco, mio artigiano, ho messo qui il fiore strambo che sempre mi dicevi di pubblicare. Cosa ne dici?