venerdì 26 settembre 2008

LA CASA DELL'AZZURRO

E’ TARDI

IL CORPO è STANCO.

PEDALO VELOCE VERSO CASA

NON HO OCCHI CHE PER I POCHI ALBERI CHE SI SPINGONO A STENTO OLTRE L’ASFALTO E
SOFFRO.

SOGNI D’AZZURRO HANNO PRESO
CORPO

NEL REALE DISTORTO DA UNA VISIONE
INTERIORE.

INCOMPRENSIBILITA’ PERFETTA

LUCE DA UNA MAGLIETTA.


SDOPPIAMENTO DI PERSONAGGI
VERI E SOGNATI.

SMEZZATO IL MAZZO

PESCA LE TUE CARTE E

COMINCIA A GIOCARE.


UNA CASA AZZURRA A SORPRESA
DI UN OSPITE DA CUI

NOIALTRI, CELESTI?

AUTOINVITATI -

ERAVAMO ACCOLTI
DA DUE OCCHI

FINESTRE SPALANCATE
D’INTENSITA’ CELESTE

E MOLTI SORRISI

SERENA
MENTE
CALOROSI


AZZURRO DI MURI E DI OCCHI
DI UN SOGNO D’ESTATE CHE SGOCCIOLA SU REALTA’ COLORATE,

FIORISCONO AMICHE DORATE.

FRATELLI DI VITE PASSATE COLORANO ANCORA QUESTE MIE SERATE.

The more I think the less I see (ELISA)

MI METTO A DORMIRE PERCHE’ IL BLU
ORMAI AZZURRO
STA GIA’ PER SVANIRE

L’ALBA RESPIRA CELESTE DI UN VENTO REALE

MI SEMBRA SENTIRE IL RESPIRO DEL MONDO

MI STENDO.

APPARIRE DI BIANCO SUL MIO LETTO STANCO.

MI LASCIO SVENIRE
NELL’ARIA DENSA DI IMMAGINI.

IL VENTO INTERIORE
PROIETTA ANCORA TRA STRADE ADDORMENTATE.


MI LASCIO ASSOPIRE NEL VENTO
AZZURRO MENTALE

MI LASCIO SOGNARE DI UN GIORNO DORATO

MENTRE L’OGGI SI SVEGLIA
MA IERI NON è ANCORA PASSATO.

QUANDO LA LUNA VA A DORMIRE.


I found my only savation (sempre Elisa)

direi 2005

Non dire gatto se non ce l'hai nel sacco!


Il Reale è ballerino... diciamo mutevole, vivo...
come non detto! scrivo il mio post bello romantico sulle passeggiate in campagna e sulla fortuna nella sfortuna del sottopassaggio... eh be', ovviamente cominciano a fare dei lavori lì intorno. Non ho ben capito cosa succede, è qualche giorno che le ruspe ci stanno lavorando, c'è anche della terra davanti... speriamo in bene!


quello sulla destra è Oreste, il gatto delle feste.
Miaaao

mercoledì 24 settembre 2008

Dalla collina alla fermata dell'autobus e ritorno. Sul confine tra due mondi

Quando posso, per recarmi alla fermata dell'autobus che mi porta in città, vado a piedi giù per la collina. Sono un paio di chilometri che posso fare solo se non ha piovuto, perché passo da una cavedagna, una strada tra i campi. Sarebbe bello poterlo fare sempre, magari anche per la strada provinciale, anche se il percorso è più che doppio, ma non è il fattore tempo a fermarmi, piuttosto il fatto di camminare sul confine tra due mondi.
Giù per la cavedagna sono cerbiatto, sono lepre, o sono ragazza d'altri tempi, anche se in abiti moderni, spesso mi sento guerriero o vagabondo, con il mio zaino sulle spalle. Materiale da lavoro (be', libri e cartacce, d'accordo), attrezzi come telefono o penne, digitali e reali, ma ho anche la mia riserva d'acqua e di cibo per affrontare la giornata nella giungla urbana e vestiti per coprirmi tra i “civili”, visto che correndo con lo zaino in spalla non si sente il freddo.
Vorrei camminare, prendermela comoda e avere più tempo per dondolare il corpo e la mente, ma non riesco sempre a gestire bene il tempo, e così spesso corro, a tratti, mentre cerco di osservare le sfumature del paesaggio, e quando ho un po' più di calma ascolto gli uccelli, o le cicale, o il silenzio.
E' un'avventura sempre diversa, ma proverò a raccontare alcuni momenti che mi sono rimasti impressi più di altri, alcune curiosità. Intanto una cosa da notare che, nel male, è una buona cosa. Ad un certo punto esco dai campi e entro nel territorio di asfalto, per forza, e passo sotto a un sottopassaggio ferroviario. Qualche tempo fa hanno aperto un passaggio più grande, per aprire la strada ai camion, il che parrebbe uno svantaggio, però per me si è rivelato un vantaggio, perché così posso usare il sottopassaggio vecchio, dove prima era brutto passare a piedi, da quanto era stretto, e controllare che non ci fossero macchine, ed è non piccolo vantaggio.
Questa camminata mattutina è qualcosa che dà molta forza. Risveglia le orecchie ai suoni del posto, che parlano serenità, anche il rumore del treno in lontananza ha il suo senso, dopo tanti anni non è più ostile, il posto lo ha accolto e la valle risuona quando passa.
Gli occhi cercano di prendere il più possibile e portarselo via, in città, ma è un esercizio che richiede tempo, dedizione e speranza, per riuscire ad essere sempre veramente liberi.
Ma questa camminata mi mantiene anche più me stessa, perché non posso mettere certi vestiti e soprattutto scarpe e non mi interesso troppo delle apparenze che richiede il lavoro. Spero di potermelo sempre permettere, col lavoro, è una ricchezza grande.
D'estate però, quando il suolo è arido, se corro sollevo un polverone, e quando arrivo giù mi cambio le scarpe, perché sarebbe veramente troppo, molti intorno a me non potrebbero comprendere.
Sono in incognito. Posso rivelare di questi piccoli piaceri solo a chi può comprendere.
E' buffo cambiarsi le scarpe tra un campo e una strada di campagna.
Nell'ultimo tratto tra i campi, passata una vigna, ci sono una casa e un fienile in ristrutturazione. Pare ci faranno un albergo. Speriamo non impediscano il passaggio tra i campi...
Ieri mattina, per la prima volta ho visto qualcuno, anzi più di uno (è sempre così, le cose capitano tutte insieme), un signore che curava la vigna, e io sono passata inosservata, dall'altro lato della vigna rispetto a lui, a un centinaio di metri. E tra le case per la prima volta ho visto un muratore, di solito sembra un cantiere fantasma, ma lui non mi ha visto, mentre si girava dalla mia parte ero dietro un albero, poi è andato dall'altra parte con dei secchi e nonostante la mia giacca rossa sono sfuggita alla sua vista dietro la casa, e via, giù per il campo. Una volpe.
E arrivata giù, tra i macchinari che hanno rifatto la strada, e riempito e spianato un fosso (dove andrà adesso quell'acqua?) – ahi! – ho incontrato uno sguardo. Non ce l'ho fatta. Usa salutarsi in campagna, quando si gira a piedi. Be', non mi è venuto, e del resto neanche a lui. Non è bello essere visti dal mondo umano quando si è nel selvatico. Come quella volta che andavamo a piedi a prendere il latte dal contadino e i carabinieri che passavano di lì ci hanno chiesto chi eravamo e se abitavamo da quelle parti...

Una volta invece, ancora tra le fabbriche che dalla nazionale portano al sentiero verso casa, ho visto un leprotto, eh sì, ce ne sono spesso lì, ma questo è uscito da un cancello di un cortile cementato ed è scappato verso i campi... chissà cosa cercava...
Capisco la volpe, una volta l'ho vista sulla strada all'altezza di un sobborgo che ormai è un tutt'uno con la città, ma lei immagino cerchi avanzi di cibo... boh. Comunque loro ci guardano. Mentre passiamo in macchina nelle strade buie tanti occhi ci guardano...

E li capisco, cavoli. Una volta, poco tempo fa, tornavo verso casa, per la salita, che era già buio, la luna quasi piena coperta dalle nuvole e molto scuro... Be, io avevo più timore tra le fabbriche spente e qualche casa che c'è in accorpata, ancora di più intorno al sottopassaggio e sotto, che non vedevo dove mettevo i piedi... Desidero il campo, che arrivi subito sotto i miei piedi, sono allo scoperto, e vedo luci in lontananza, da una strada mai frequentata, penso che siano luci più lontane, invece sono auto verso di me! Si nascondono dietro una curva e io di nuovo lepre e volpe attraverso la strada in fretta, quattro passi e sono già sulla collina, nel campo, io le vedo, tre macchine, veloci e illuminate, e sono tranquilla, perché loro non vedono me, che sto camminando a pochi metri in quello che per loro è buio.

venerdì 19 settembre 2008

Perché Brigantia


Con la voce di Brigantia speriamo riescano a comunicare gli abitanti di questo Luogo, a parte noi, che siamo due, qualche uomo d'altri tempi, con radici contadine, diversi cani e molti gatti, e poi galline, oche, mucche, due caprette tibetane, ma anche tanti caprioli, cinghiali, ricci, ghiandaie, fagiani, corvi e tanti uccelli, molte lepri, qualche istrice e purtroppo la volpe, che si è portata via un'oca intera questa primavera. I boschi hanno la voce dei rovi (ma da qualche anno niente more... il tempo ballerino...), i frassini, i carpini neri, le querce e le roverelle, qualche olmo che resiste, acacie, e tante piante e erbe, la ginestra, ovviamente, la sula, dai fiori rosso carminio, di cui gli erbivori sono ghiotti, l'iperico, la mentuccia e poi grano, orzo, la medica o la fava che ancora coltivano in questi campi, per gli umani o per le mucche, e gli ortaggi del nostro orto...

Ci affidiamo a Brigantia, uno dei nomi della dea celtica altimenti nota come Brigid o Bride, perché i Celti, tra gli altri antichi abitatori di queste terre, ci affascinano, anche se erano popolo guerriero. Affascinano come forse hanno affascinato gli abitanti o le donne etrusche di Monte Bibele, un colle qui vicino, dove risulta dagli studi degli archeologi che diverse persone appartenenti ai due gruppi abbiano convissuto felicemente e si siano uniti celebrando matrimoni. Popolo guerriero del Nord e lavoratori dei campi stanziali da tempo su queste terre hanno trovato equilibrio e chissà, forse amore. Dalla notte dei tempi i matrimoni, quindi le donne, hanno supportato la politica... o è stato l'amore, insieme alla necessità degli uni di essere difesi dai nemici e degli altri di godere dei frutti della terra?

Insomma, i Celti, dicevamo, i Galli Boi da queste parti, spiriti vicini alla Natura, pensiamo alla tradizione magica dei Druidi, alla trasmissione orale di saperi e simboli, e per questo all'importanza della poesia, come strumento delle iniziazioni e del discorso magico, ma anche delle potenzialità della parola poetica per rappresentare nelle parole il continuo fluire della Vita e della Morte, il limite sottile tra il Reale e l'Immaginario...

Quindi, dicevamo, Brigantia

Nella spiritualità dei Celti non vi era separazione tra gli aspetti mentali e materiali della vita, e la dea, anche se la sua figura è molto più complessa di queste poche righe, rappresentava il fuoco, insieme dell'ispirazione come patrona della poesia, il fuoco del focolare, come patrona della guarigione e della fertilità, il fuoco della forgia, come patrona dei fabbri e della arti marziali (www.ilcerchiodellaluna.it).

A lei facciamo appello per meglio corrispondere alle nostre intenzioni.


Infine, vogliamo scrivere più in generale di queste terre, dell'Appennino Bolognese. Per passione, ma anche perché, per molti urbani, nuovi abitanti di questi luoghi antichi, queste montagne sono terre poco conosciute ma, noi lo crediamo, le loro cime e pieghe, i loro boschi, i borghi ed i sentieri sono luogo ricco di natura e storia, oltre che luogo d'origine delle acque che, ancora oggi, alimentano la Città, anche se gli urbani faticano a ricordarlo e dimenticano di ringraziarle quotidianamente.

Del resto conosciamo così poco di questi monti, che attraversiamo per lo più nelle loro viscere, in galleria, o correndo veloci sulle lingue di terra imbrigliate in strade e autostrade. Immaginiamo un viaggiare più lento, che conosce davvero e da vicino, ripercorrendo i percorsi antichi e ritrovando in sé l'animo antico dei viandanti, dei pellegrini e... perché no? l'animo fiero dei briganti. ;))


First


Ieri l'altro (16/09/2008 verso le 19.00) un botto in lontananza, anzi due, ravvicinati... Voci sul web dicono aerei più veloci del muro del suono... poche notizie, troppo poche per essere normale...
Come spesso succede, ignoriamo...

Oggi cominciamo a scrivere nel reticolo della comunic-azione.

Due colpi – energia misteriosa – la miccia che accende una pagina azzurra, a lungo coltivata nell'immag-in-azione.

Non solo, anche oggi è giorno speciale, da questa mattina la stampa annuncia una crisi della finanza globale che fino all'altro ieri si diceva impensabile – nooo, non può accadere come nel '29, ma va là – (sì, anche a Nuova York dicono “ma va là”!). E oggi, al contrario, son già tutti lì a descrivere l'inaspettato e fare paragoni che ieri dicevano impossibili.

Potere del Reale... accade prima che molti possano crederci...

Sempre auspicando il bene a tutti i cuori impavidi e ai piccoli che non vivono di economia speculativa ma Reale, lo prendiamo come auspicio di un mondo-organismo che per uscire dall'uovo deve rompere il guscio...

Un gigantesco sparviero lottava per uscire dall'uovo, e quest'uovo era ilmondo, e il mondo doveva andare in frantumi” Herman Hesse, Demian.

Ma passiamo alle dovute


Present-azioni.

Un inchino al lettore/lettrice, a mani giunte se gli/le piace

Qui, al sicuro da sguardi indiscreti del Reale quotidiano, parleranno le voci che abitano una piccola mente, molto piena, molto confusa, molto fiduciosa, Qualcuno direbbe – povera illusa! E i respiri di una valle non nera, non rosa, un pezzo di mondo vivente, Natura?

Cosciente...

In queste pagine si aspira a condividere insieme alla comunità virtuale e non solo i troppi pensieri che, come affollano tutti noi abitanti in questa epoca bizzarra e cruciale, affollano anche l'autrice, e che non sempre trovano subito sfogo nel Quotidiano impellente.

Qui prendono spazio, trovano terra, quei semi piantati per Caso, per gioco, per amore, per testardaggine ed ideali, semi preziosi dalla crescita lenta, millenaria. Qualcun'altro direbbe – ancestrale.

L'autrice di fatto si presenta come ricercatrice, più nella vita anche se al momento per lavoro, benché in erba e più che precaria. Ma volendo trovare un senso nell'attuale precarietà possiamo pensare: be', come margherita, tortora o volpe, è la norma nel mondo, è Naturale...

Non giusto, politicamente, ma vogliamo trovare un senso alle cose che capitano e imparare dai nostri perché, trovare un filo conduttore, accettare per poter cambiare.

I pensieri argomenti di queste pagine sono “geo-grafie” perché questa è la strada maestra, prescelta nel mondo “là fuori”, dell'apparenza e “ufficiale”, della “Geografia umana”, là dove ogni Scienza, disciplina, ha un codice, un numerino che la incasella, ma anche e soprattutto perché è geografico ogni nostro pensiero, dato che appoggiamo la nostra coppia di piedi su una Terra.

Ognuno è un po' geografo a suo modo e sono geo-grafie, scritture della terra, i nostri pensieri.

Infine, tra le scritture della Terra in generale vogliamo scrivere del Luogo che ci ha accolto e a questa Comunità rendere omaggio, provando a fare sì che attraverso la nostra voce possano comunicare anche gli altri abitanti di questo Luogo, umani, animali e silvestri.

E' questo l'insegnamento dell'idea bioregionale, alla quale dedicheremo certamente altro spazio, ma che si può riassumere nel tentativo di riconoscere il luogo in cui si abita come una rete complessa di relazioni, habitat della vita che scorre al suo interno, e riconoscere la propria posizione in questa rete, ammettere la propria interdipendenza con gli altri esseri. Riscoprirsi selvatici, risvegliare i nostri sensi assopiti dallo stile di vita urbano e aprirli al mondo naturale, con regole sempre uguali che ogni Luogo esprime in modo diverso. E non solo in campagna, dove certo è più facile, ma anche nelle città, perché anche queste affondano comunque le loro radici nella terra.