mercoledì 30 settembre 2009

TELEMPATIE

Scorrono SOGNI
e comunicazioni telemPATICHE
negli SPAZITEMPI
del Grande Cinema Universale.

L'Artigiano parla e PARLA
incredibilmente
anche alle due
di notte.

Si cammina veloci
nella città dormiente
quasi SENZA
fermarsi

per far correre
I PENSIERI,
farli stancare

attraversando i sogni impercettibili

di cui è intrisa
l'aria densa di ogni città
addormentata.

UNA città

nell'ombra
ci gira intorno
vorticosamente

TANTE città

e nomi
e piazze
e fermate di metro
di città diverse
e “un'umanità varia

Scorrendo fuori e dentro.

E DENTRO la lavastoviglie
morta
KAFKA L'ENORME cucaracha.


E poi
Il Castello” (di Kafka)

lo stratificato
COMPLESSO

l'architettura soffocante
incomprensibile

linee rette in-visibili
ci sovrastano

il maschile
(GERARCHICO)

il potere
(DALL'ALTO)


NEW WORLD ORDER


che si insinua inconsistente

EPPURE

non abbastanza

quando RESISTENZA

è solo
ESISTERE

così diversi
come siamo.

Solo ESSERE

instancabilmente
noi stessi

anche quando COSTA.



Un “Nuovo Ordine Mondiale”

che può
di fronte

al DIS-ORDINE

ANTICO

NATURALE?

L'ANARCHIA
DELL'EMOZIONE

viva

r-in-corrente

perfezione estatica
e minuta

contemplazione
nell'equilibrio
instabile

di un fiore?

movimento

“NEW WORLD ORDER”

Nuovo già vecchio

chi pretende fermare movimento

sciocco
più che precario

avvolto d'arroganza
come in un sudario.

Nella notte
un volo d'elicottero
con raggio ILLUMINAnte

POTENTE
per penetrare il VUOTO

cieco
senza fiuto e senza

sentimento.

E all'improvviso
la città risuona

un campanello-onda
suona nella notte:

il turbinio di SOGNI
e le VISIONI
molto spesso
si dissolvono
SEMPLICEmente

in realtà PACIFICHE
essenziali

mentre le apparenze “normali”
nascondono

gli Infiniti

MONDI

il canto ANTICO

e l'IMMORTALE.



Ed io non è che
non l'ascolti

lo VEDO-SENTO

a volte
o sempre

e TENTO

di lasciarlo andare

ma ancora tremo
sciocca
di spavento

al SOPRA-n-naturale

FLUSSO PURO DI COLORE

CELATO dietro
al paravento

OPACO

DEL BANALE


“Ognuno di noi che deve essere in alcuni luoghi e compiere una funzione mentre siamo che” (filosofia Mapuche, che è l'essere umano)


Io non so
nulla

solo provo ad ESSERE

là dove il SENSO

appare

come una farfalla

e come una farfalla

dura un giorno

colora il mondo

e muore.


ASPETTANDO LA PROSSIMA FARFALLA e un MESSAGGERO

E SEMPRE, SEMPRE, SEMPRE GRAZIE alla REGIA INFINITA del MISTERO.


29.09.2009 Sevilla, Universidad Pablo de Olavide, Paseo de la Illustración (Illuminismo)


FOTO 1. scatto dell'Artigiano (Mueso Reina Sofia)
FOTO 2. Ganesh, il dio che elimina gli ostacoli - e che li elimini, 'sti ostacoli!(Museo di Antropologia, Madrid)

giovedì 24 settembre 2009

ATTIVIAMOCI. Riprogettiamo, insieme

Segnalo una campagna secondo me molto interessante e, mi auguro, utile e partecipata, promossa da Francesco Gesualdi e dal Centro Nuovo Modello di Sviluppo. Scrivono

Se anche tu sei convinto che la triplice crisi, economica, sociale, ambientale, impone profonde trasformazioni di sistema, allora questo messaggio è per te. E’ l’invito ad aderire ad uno dei gruppi di discussione, che stiamo cercando di far nascere in ogni parte d’Italia. Il tema è come costruire una società capace di garantire il benvivere a tutti, nel rispetto dei limiti del pianeta. Un obiettivo ambizioso, ma non impossibile.

Magari sei già impegnato nei Bilanci di giustizia, in un gruppo di acquisto solidale, in un’associazione ecologista, in un comitato di resistenza locale, in un consiglio comunale o nel sindacato. Perciò siamo in difficoltà a chiederti di sobbarcarti quest’ulteriore fatica. Ma non si può farne a meno: senza una bussola, senza un’idea di società verso cui tendere, non si può affrontare neanche la politica del giorno per giorno.
continua, vai al sito della campagna

lunedì 21 settembre 2009

Straniamento


Per un po' non penso che scriverò gran che qui. E' già abbastanza scrivere la tesi e approfittare della situazione, qui, in Andalusia (!) con l'Artigiano (!!!) e, anche se devo lavorare, respirare un'aria di vacanza che da quando ci siamo uniti non c'è mai stata, perché da subito impegnati a costruire, e forse perché è nel nostro carattere.

E' strano, essere fuori da quello che ormai è il nostro mondo, manca la combriccola animata, l'aria e la luce della Baruffa, i gesti quotidiani (e di certo il cibo locale e sano- l'insalata del supermercato sembra di carta...), ma ci ritroviamo a parlare di più, non solo di come e cosa costruire in casa o intorno, finalmente.
L'Arti finalmente legge Collasso, di Jared Diamond, e si interroga se siano state le religioni a formare certe strutture sociali o viceversa, io gli racconto di Riane Eisler, Il Calice e la Spada, che è rimasto a metà fra i libri sul comodino...

Ma tutto è ancora lì... a presto!

Pubblicherò solo notizie di appuntamenti bolognesi/italiani perché al momento non riesco a inoltrare le mail, allora uso il blog.

hasta siempre :)

Incontro su L'Aquila - Dulcamara

La verità dell'Aquila sei mesi dopo il terremoto
Venerdì 25 settembre 2009 ore 21.00
Palazzo della Cultura - Piazza Allende, Ozzano dell’Emilia

Perché il tecnico Giuliani non venne ascoltato? Perché la Prefettura venne evacuata
poche ore prima del grande terremoto e le case dei cittadini invece no? Perché la
ricostruzione è stata affidata al Presidente della Protezione Civile, anziché ai sindaci e
ai cittadini dei trentadue comuni colpiti? Perché il giornalismo televisivo e di carta
stampata ignora la situazione dell’Aquila? Chi è la Fintecna? Di questo e molto altro si parlerà in questa serata dedicata ai cittadini dell’Abruzzo. Tra gli ospiti Giampaolo Giuliani, tecnico di Astrofisica denunciato per Procurato Allarme.

Ospiti:
Giampaolo Giuliani, Tecnico di Astrofisica di Torino C.T.E.R., denunciato per
Procurato Allarme (presenterà il libro ‘L'Aquila 2009. La verità’, scritto con Alfredo
Fiorani)
Stefania Pace: cittadina aquilana e lavoratrice precaria, sfollata a Pineto
Anna Barile: cittadina aquilana ospitata nel Campo Tenda Italtel
Francesco Di Paolo: per la sezione PCL dell'Aquila
Conduce il dibattito Giuliano Bugani

Evento presentato e sostenuto da:
Partito Comunista dei Lavoratori,
Associazione “Carlo Giuliani” di San Lazzaro di S.,
Gruppi Anarchici Imolesi,
Cooperativa Dulcamara di Ozzano Emilia,
Circolo Culturale Autogestito Pace-Maker Imola


Per saperne di più ...

venerdì 11 settembre 2009

SOLE E VENTO FESTIVAL

copio e incollo

11-13 settembre 2009 – Vicolo Bolognetti 2, Bologna

PERCHE’ UN FESTIVAL

La questione energetica rappresenta uno dei temi su cui si gioca il nostro futuro.
Su questo terreno occorre attuare strategie politiche che promuovano l’uso efficiente , il risparmio e la riduzione dei consumi di energia e di conseguenza le emissioni clima-alteranti. Obiettivi che richiedono la consapevolezza e l’impegno di tutti , dalle istituzioni alle aziende fino ai singoli cittadini.
Lo scopo del festival è quello di diffondere i concetti, la cultura e la pratica della tutela e conservazione delle fonti energetiche fossili, attraverso il risparmio e l’uso razionale delle stesse, nonché di stimolare la conoscenza e lo sviluppo delle fonti rinnovabili.
Il Festival è la prima iniziativa pubblica attraverso cui la Rete Ecologista Bolognese si presenta alla Città. PROGRAMMA

lunedì 7 settembre 2009

Benvenuta Alice

Ieri, 6 Settembre 2009, verso le cinque e mezza-sei, Alice ha deciso bene di venir al mondo.
Non so dirvi quanto e pesa e quanto è lunga, so che è andato tutto bene, presso la casa-maternità Il Nido di Bologna, e questo è l'importante. Dicono che non assomigli né alla mamma né al papà, ma non so se credergli, Forse era troppo presto quando me l'hanno detto e lei aveva ancora il volto di una stella.
E allora, insieme al Bianconiglio, al Cappellaio Matto e alla Lepre Marzolina le dò il più caloroso benvenuto nel Paese delle Meraviglie.

domenica 6 settembre 2009

Ancora su alternative e critiche allo “sviluppo”

Punti vista, incomunicabilità, divergenze Nord/Sud.

Può capitare che le esperienze che ci capitano a volte mettano in discussione tutte le nostre belle convinzioni, e ci lascino lì a metà, all'incrocio tra due strade, senza che su nessuna ci sia l'indicazione Giusto o Sbagliato.
In questo caso, alcune delle mie convinzioni: la necessità di una ricerca di sobrietà nei consumi, per portare nel quotidiano le convinzioni politiche e non alimentare così il business delle multinazionali, a spese della terra e degli animali, a due o più zampe, ma anche per prendersi cura di se stessi, alimentarsi in modo sano e concedersi del tempo. Ma anche la convinzione che la persona è il media, che è importante comunicare con gli altri per contribuire a diffondere idee e valori.
Come già detto per questo periodo vivo con una coppia boliviana, di circa 27 anni, e il loro figlio di 6, venuti qui, ovviamente, in cerca di una vita migliore. Loro mangiano carne TUTTI i giorni e di fronte alla mia dieta quasi vegetariana (almeno qui, dove non ci sono i miei galletti, il ragù della mamma, qualche salume di maiali biologici e felici o le cene dal contadino), non sono riuscita a spiegare le mie ragioni etiche e salutistiche. Come vivono e muoiono gli animali, come vengono alimentati e riempiti di antibiotici...
Ma il peggio è stato quando mi hanno chiesto, con gli occhi pieni di gioia pura e entusiasmo: “ti piace andare da Mac Donald o Burger King?”
Al che ho balbettato qualche parola, di fronte alle loro spiegazioni che è buonissimo, che è bello andarci col bambino, prendere il regalino, andare a mangiar fuori spendendo poco... che qui è più economico che in Bolivia, che qui possono permettersi tante piccole cose in più che là non possono permettersi...
All'inseguimento di quel sogno lavoro-casa-weekend libero che noi tanto abbiamo in orrore...

Cosa potevo dire? E così, sono stata zitta. Io vorrei sapere degli uomini e donne di conoscenza, che esistono ancora nel loro paese, loro mi parlano del papa e del matrimonio in chiesa... L'altra sera mi sono sorpresa, con una mosca in camera, ad essere contenta che ci fosse qualcosa di vivo, un animale (e mi sono anche sentita anche un po' stupida). Loro chiudono tapparelle e finestre e si lamentano se c'è una mosca, e danno la colpa ai due cavalli che vivono a 50 metri da casa (SI!!!), e io quando passo davanti a questa stramba stalla-urbana respiro a pieni polmoni e penso all'Artigiano e al suo sogno del cavallo.
(Qui vicino, qualche strada più in là, vive anche un asino!).

Non so se facciano più paura gli effetti dello “sviluppo” su ambiente, giustizia e democrazia o quelli sulla cultura e la società. E non ho ancora trovato il modo di affrontare questa cosa coi miei coinquilini...

sabato 5 settembre 2009

Dalle parole ai fatti?


Il post dell'amico Fil mi ha fatto pensare nuovamente a una questione. A come sia sempre più diffusa la percezione che le cose non funzionino, non solo nel nostro paese, ma nel complesso su questa sfera sospesa nell'universo su cui tutti poggiamo i piedi.
Di certo condivido, ovviamente, la necessità della denuncia, però mi sembra indispensabile, a questo punto (e sono molto d'accordo con i primi commenti al post), dare voce, spazio e fare circolare quanto più possibile le esperienze positive che di fatto esistono già, e numerose anche nel nostro paese, che sono in grado di dimostrare con i fatti oltre che con le parole, che un altro mondo è possibile.
Bisogna ricordare che la comunicazione ha un valore (che gli esperti del campo chiamano “performativo”), cioè aumenta la verità di quello che si dice.
Ne abbiamo un esempio fin troppo chiaro nel nostro paese: il nano plastificato che sta al governo manipola sondaggi, gestisce oculatamente televisioni e stampa, dice che vince e, guarda che caso, vince.
Così mi sembra molto importante, se è vero che ci troviamo a un punto di svolta per la nostra società balenga, riprodurre, a parole e coi fatti, la possibilità di un'alternativa.
Anche perché molto spesso lamentarsi serve solo a sfogarsi e poi a continuare tutto come prima, mentre le alternative ci sono. Ognuno è può essere da subito l'alternativa.

A questo proposito si legga questo articolo di
Francesco Gesualdi
Come progettare un nuovo modello sociale?
da Carta n. 24 [3 luglio 2009], p. 64

Gesualdi, tra i primi a portare il consumo critico in Italia, che col Centro Nuovo Modello di Sviluppo ogni anno cura la Guida per il consumo critico, nota che “siamo pochi e sempre gli stessi”, facendo riferimeno a quanti lavorano per promuovere un'alternativa.
Io credo che oggi, invece, siano molte di più rispetto a qualche anno fa le persone che desiderano e cominciano a portare nella propria vita un cambiamento, che hanno compreso come sia giusto comportarsi perché la società arrivi a un nuovo modo di vivere, ma magari non c'è una rete che tesse le fila tra queste persone, non sono ancora a conoscenza l'una dell'altra. Tuttavia molte reti ci sono già, molti hanno iniziato diverse attività al riguardo, tutto sta a smettere di lamentarsi e basta (per carità, la denuncia è necessaria, sempre) e cominciare a tirarsi su le maniche, e parlare con la gente.
Forse questo possiamo fare, ciascuno di noi, a partire da qui e ora.
Partecipare ed essere il cambiamento.

Altrimenti le parole da sole non servono.

Aggiungo una modifica, a posteriori, ho visto ora sul blog dei Selvatici che non guardavo da qualche giorno, vista la connessione ballerina... anche lì, prorpio negli ultimi post, molte suggestioni al riguardo, come sempre.

L'artigiano scrive

Mi scrive, l'Artigiano, dalla Baruffa fino quaggiù nel fondo della Spagna
e mi manda anche una foto:

"pensando al tuo futuro finito il dottorato ho cercato di
organizzare le cose...per quando torneremo alla baruffa
"



Finalmente potremo ricominciare con l'orto.

giovedì 3 settembre 2009

PUNK NOT DEAD

Per la playa, dicevamo, dove c'era un concerto che si chiamava DO THE HALA HALA.
bellissimo
a parte che si trovava in un posto di mare terrificante, sulla foce del Guadalquivir, vicino alle zone umide di un parco naturale, un'umidità mai provata prima. Cosa di cui, però, complice la necessità di musica e di ballo, soddisfatta adeguatamente dal concerto in questione, mi sono resa conto pian piano...
Non avevo ancora realizzato gli effetti di quell'umidità e, visto che ormai mancavano poche ore all'alba, almeno in teoria, avevo pensato bene di passarle in riva al mare... il cielo stellato, le onde... e le ORDE DI ZANZARE impossibili...
Certo, uno che avesse dato un'occhiata alla mappa lo avrebbe pensato, vedendo FOCE + PARCO NATURALE DELLE PALUDI + BAIA INTERNA. ma io avevo considerato solo il cartellone del concerto. Ero in vena di un assaggio di avventure solitarie.

Certo, avrei potuto fare anche amicizia con gente del luogo, che magari mi ospitasse, specialmente con un tale Juan Diego, o qualcosa di simile, simpatico e muy buena gente, ma la mia parte indipendente e, a volte, esasperata, si era ribellata quando, alla domanda “has venido sola?” avevo risposto di sì, e mi ero sentita osservata come un essere strano, il che non sarebbe stato niente, se non fosse stato seguito poi da un infelice “ecco, qui hai degli amici adesso” indicando un gruppo di persone, i suoi amici, appunto, che seguitava dimenandosi nel ballo ignorando il gentile invito dell'ospitale autoctono. Al che proprio la parte insofferente a tutto ciò, unita a quella che desiderava mettere bene in chiaro fin dall'inizio che non ci fossero possibilità alcune di incontri ravvicinati di alcun tipo, cosa che a volte inavvertitamente scatta in modo automatico al primo approccio, per quando il tipo fosse simpatico, ha fatto cadere il dialogo, o quasi, limitandosi poi ad alcuni scambi con l'allegra combriccola, sui vari gruppi o cose simili. E io a farmi paranoie su come agiamo in base a schemi prestabiliti e a domandarmi se non fossi passata per una che se la tira.
Certo che non è facile, e comunque, benché siamo nel 2009, ragazze, abbiamo ancora tanta strada da fare. E ragazzi, sia chiaro. Forse basterebbero più tatuaggi. O meno pensieri.

Ma, del resto, voleva essere un ritorno anche a me, questo sprazzo di vita notturna, e mi sono ritrovata a ballare e sorridere, e osservare e coccolare i ricordi che comparivano davanti ai miei occhi, degli ultimi anni, diciamo dalla fine del liceo. Da un lato, un addio all'adolescenza, che si protrae ormai al di fuori di ogni tempo ragionevole, ma senza rinunciare, dall'altro lato, allo spirito infantile che consente di essere liberi e di godere delle cose belle. E così, stavo bene da sola nella festa, consapevole delle mie spalle ormai quadrate anche dall'interno oltre che dall'esterno, della strada fatta fino a qui, né più né meno, pensando al cambiamento di vita degli ultimi anni, più silenzio, più verde, meno musica, meno gente (e troppo lavoro!), ragionando sul da farsi, per il futuro.
Ripensavo, dipingendo facce con l'immaginazione, ai miei due o tre, o quattro, o cinque... grandi amori immaginari, che quasi tutti si intonavano alla musica e all'ambiente, per quel fascino un po' rocchettaro, ruspante, vogliamo dirlo, punk. E quasi mi sembrava di vedere le solite facce conosciute, in mezzo alla gente, i soliti personaggi e scene di una tardo-adolescenza bolognese tutto sommato felice, pensavo ai concerti, agli amici, alle amiche, a certe risate in escalation che se ci ripenso mi viene ancora adesso da ridere, e mi sembravano tutti lì...
E così, propositi per l'anno nuovo, come il capodanno che separa l'estate dall'inverno: più musica, più concerti, più hala hala.
Del resto i lavori a stato avanzato e la fine del dottorato sembrano annunciare una primavera ricca di spazio...

Ma i concerti finiscono e vado a cercare ristoro e il giusto silenzio per ondeggiare tra queste immagini mentali, cammino, cammino, tra edifici vecchi e nuovi di una località di mare che è poi anche una cittadina, e finalmente mi posizioni su una spiaggia, cerco tra le barche, e quella che scelgo, casualmente, si chiama Soledad.
Eppure sola non ero... sono arrivate le orde di zanzare barbariche!!! che pungevano anche attraverso la maglia a maniche lunghe.
Poche ore – una tragedia.
Dopo neanche un'ora non ho resistito e ho ripreso il cammino, per trovare nuovamente spazio su un castello – gioco per bambini, sempre sulla spiaggia, ma forse la zona, forse l'orario, forse che avevo già nutrito tutte le zanzare della baia, finalmente ho potuto dormire un po'.
Mi sveglio dopo qualche ora, erano circa le sette, e lì mi rendo conto che siamo a sud, e il sole ha altri orari: era ancora buio. Mi sveglio con quattro cavalli, e relativi cavalieri, che galoppano sulla spiaggia, una scena stupenda che avrebbe fatto morire d'invidia l'Artisan, che anela al calvallo.

Di buon mattino (alle 8 e mezza!) ho potuto finalmente fare colazione, prendere un po' di sole e seccarmi le ossa e, infine, sentire all'ufficio turistico per una stanza, visto che tanto anche a Siviglia avevo ancora una notte da passare fuori casa.

Insomma,
PUNK NOT DEAD

It's ONLY A BIT OLD...


P.S. Per esigenza di semplificazione e di riduzione, di spazio in valigia, cose da ricordare e da non perdere in giro, ho lasciato a casa la macchina fotografica, anche per mettermi alla prova visto che con questa storia della digitale si fotografa molto di più, e spesso si vivono i fatti più fotografando che non vivendoli e basta.
Allora faccio una lista delle foto che avrei voluto scattare.

Dall'aereo, ovviamente, soprattutto sorvolando una zona che non ho riconosciuta piena di terre rosse e bacini artificiali
Siviglia vista da Triana, dal fiume, quando il sole inizia a calare.
Intorno alla “casa rural” dove ho dormito al mare, dove coltivano patate e carote, praticamente nella sabbia, e mi domando se è sempre stato così o è la desertificazione.
Lo skatepark di Siviglia, per farlo vedere all'Arti, che anche lui deve mantenere vivo il suo bambino interiore e continuare a skatare (perché se PUNK NOT DEAD SK8BOARDING IT'S NOT A CRIME!!)
La mia faccia riposata quando finalmente mi sono sistemata.
Particolari di Siviglia, le ceramiche sulle case, a forma di pigna in cima alle terrazze
i "The del Shapiro", che suonavano garage col cantante che sembrava Elton John, il chitarrista sembrava uscito dagli anni Settanta e il bassista un ragioniere troppo piccolo per vestiti troppo grandi.

anche se il gruppo che mi è piaciuto di più erano i Kongsman, ma non vendevano nemmeno i CD sul posto... sti spagnoli!

RESUMEN

prologo - questi post sono stravecchi, ma qui la connessione arriva wi-fi dai vicini, e a volte c'è, altre no.


Riassunto delle puntate precedenti

non ho più scritto perché impegnata a finire un articolo, a preparare una partenza, nell'eterno cantiere della Casa, in un'escalation di cose da fare, stanchezze, situazioni insolite. Tipo l'incendio di un campo vicino casa, per fortuna senza grossi danni per la casa che c'era vicino.

Ma almeno al momento l'Artigiano ed io abbiamo sospeso la manovalanza, al momento tocca ai cognati (miei, ossia il fratello del Falegnape e relativa consorte – qui si trasformerà in un cohousing).
Preparativi per partenze, dicevamo.
E qui apro l'eterna parentesi (un po' come l'eterno ritorno di Nietsche, no?!). Questo blog nasceva, come recita diligentemente il suo titolo, con l'idea di dare voce alla ricerca che sto portando avanti, che tratta, appunto, di agricoltura ecologica e consumo critico, pur con gli alti e bassi del cammino e seguendo le suggestioni del momento, anche se fuori tema (è la testa fra le nuvole...). E, in parte, il blog corrisponde a questi intenti ma, come ormai è la ricerca che sta portando avanti me, così la tentazione di parlare delle apparenti assurdità della vita quotidiana, delle casualità cicliche, delle meraviglie personali è troppo forte, e io mi arrendo, anche se il mio spirito inquisitore, che ama giudicare e decretare cosa è giusto e cosa non lo è, ahimè, non condivide del tutto lo spirito voyeristico dell'Internét e, in particolare, della blogosfera. Anche se per altri versi è utile e interessante. E qui ci starebbe un link all''ormai famoso post fantasma, sul “perché un blog”. Ma questo è, appunto, fantasma. Anche se sento che a breve arriverà l'ispirazione e il momento giusto per scriverlo.

Quindi – contesto e prologo – per i lettori (altrettanto fantasmi, a parte i pochi che ringrazio di aver battuto un colpo)

Siamo in Spagna, cioè io e le mie identità multiple, precisamente a Siviglia, per evitare che gli ultimi fondi a disposizione della mia borsa di studio rimanessero alla già troppo facoltosa Università di Bologna (e sottolineiamo facoltosa). E così, con un “la va o la spacca”, ho tentato la fortuna e mi è capitato di strappare la “lettera di invito” necessaria per un soggiorno di un paio di mesi, in una città scelta non a caso: da un punto di vista scientifico, perché ci sono esperienze interessanti in Spagna sul tema del paesaggio, agrario in particolare, bla bla, ma dal punto di vista umano (visto che di geografia umana si tratta – come diceva Fantozzi “com'è umano lei”), per rendere questo soggiorno piacevole e il più semplice possibile, e economicamente sostenibile, vista la precedente esperienza parigina, che tanto mi ha fatto soffrire la mancanza di Baruffa & C. e che ha infierito sulla già precaria situazione finanziaria.

Ma stavolta c'è una new entry, l'Artigiano arriverà, ben presto, come una ciliegina sulla torta, per godere del riposo del giusto (se ce la fa, perché, conoscendolo, forse troverà qualcosa da fare anche qui, ahi lui).

Quindi da circa 6 giorni, che mi paiono, com'è ovvio in questi casi, un'eternità, mi trovo qui, nella terra rossa di Spagna, dove ancora l'altro ieri c'erano punte di 44 gradi. Non solo, il tutto assume un tono di dejà-vu, se si viene a conoscenza che in terra andalusa sono stata 10 mesi, a Sevilla, in Erasmus, ormai – ho contato – SETTE anni fa, e mi sono sentita anche un po' più vecchia, o più matura, e cinque mesi, a Cordoba, ritornando a casa infine con il pensiero stretto, come tendo a fare, sul presente, e sulle scelte del momento, perché se ci avessi pensato troppo, chi può dirlo, forse non sarei tornata più.

Ora, col senno di poi, di cui, com'è noto, sono piene le fosse, mi pare anche che un buona parte della mia passione per questa terra fosse in parte infatuazione, cosa che mi coglie spesso, essendo di natura facilmente innamorabile. Non che non sia affascinante, sia chiaro, ma da qui a desiderare di farne la propria casa è un altro discorso. Il clima, il ritmo rilassato, la musica, la gente accogliente, chiacchierona, simpatica, il modo diretto in cui (almeno secondo me) esprimono il loro pensiero, continuano a piacermi, ma ora, lasciando stare la differenza tra città e campagna, vedo anche la chiusura di alcuni, certo non di tutti, nel rispettare alcune idee correnti (i bambini vestiti a festa che paiono usciti dagli anni Quaranta, la religiosità esibita e il gusto barocco, ecc.), l'abbondanza di segni di una cultura maschilista, machista, quasi più che negli uomini nelle donne, agghindate con orecchini pendenti, truccate e imparruccate come dive uscite dei video hip-hop, e, ovviamente, svestite secondo la moda del pret-à-porter cinese del momento. Un'altra cosa che hanno qui, non so nel resto di Spagna, è che sono compulsivi: nel mangiare, spilluzzicando in qualsiasi momento, fumando, mangiando chucherìas (e non a caso il nome del noto lecca-lecca, chupa-chups, è spagnolo) e, secondo me, anche comprando vestiti di pessima qualità (lasciando stare il dubbio gusto), dell'idea “meglio la quantità che la qualità”. Non ricordavo l'abbondanza di negozi, cinesi o meno, dai prezzi stracciati che vendono le ultime versioni dei vestiti del momento, di poliestere, misto cotone ed elastan, delle scarpe che costano pochi euro ma che durano una stagione, tanto di più non resisterebbero, per il variare delle mode. Ma, cambiando discorso, non ricordavo neanche che andassero in due in motorino senza casco, o col casco praticamente finto, non solo non omologato. Certo, io non conosco il nostro sud, dove forse le cose sono simili, ma è buffo vedere queste cose nella “Europa Unita”, dove poi le prese italiane sono diverse da quelle spagnole (!), o dove i cartelli stradali non sono assolutamente aggiornati alla normativa europea. Non ricordavo i venditori di pollo asado, ma sì quelli del pescadito frito; quando ero stata qui internet non era ancora così diffuso, e il cyber cafè dove andavo ora ha chiuso, immagino per l'abbondanza di connessioni casalinghe. Ora a Sevilla c'è anche la metro, anche se al momento è solo una linea, c'è il servizio di bici a noleggio come a Parigi, solo che nessuno sa spiegarti come funziona, c'è il tram, praticamente solo turistico e non collegato al resto degli autobus, perché un servizio è gestito dal comune e uno dalla regione (…!). E ieri, dentro un cortile interno/garage/retro di un bar, ho visto un asino, presumibilmente per qualche attrazione turistica, compagno dei cavalli che tirano le carrozzelle, eppure ci stava bene, in mezzo ai signori sdentati e cotti dal sole che bevevano nel retro del bar.

E così, tutto mi suona come già visto, anche se diverso, come il nuovo codice del bancomat, o i pin delle schede del cellulare, che mi sembra già di aver avuto, o forse è solo che siamo sottoposti a troppi stimoli, e numeri, e che in tre giorni avrò fatto decine e decine di telefonate per trovare casa...

E in notti piene di sogni che lasciano poche tracce ho sognato mio padre che andava su un deltaplano giallo, e chissà forse io con lui, anche con mia sorella grande, ed era come non fossero passati 15 anni, come se per lui il tempo si fosse fermato, o forse si è fermato per me, ed era entusiasta e pieno di energia come solo lui sapeva essere.

Ma insomma, trovata una stanza, con una famiglia formata da una coppia boliviana più giovane di me con un bambino di sei anni, ho fatto su baracca e burattini e sono partita, solo con la mia nuova tracolla cinese (eh sì, anche io ho ceduto... ma non avevo altra borsa, e in quella del viaggio, minuscola, si era sciolta la cioccolata, ed ero ancora tra l'ostello e gli armadietti della stazione, sin lavadora), per la PLAYA.

Ma ora sarà meglio interrompere e scrivere un altro post.