mercoledì 30 dicembre 2009

Buon Anno

Per fare gli auguri a tutti chiedo in prestito le parole ai Selvatici perché di meglio non ne trovo. Buon Tempo a tutti i Selvatici. E al Lupo.

lunedì 21 dicembre 2009

Poche parole

Parole non servono, e anche i pensieri sono ricoperti di neve e di bianco...

Ieri una giornata stupenda, un sole in regalo a sciogliere i meno dieci gradi della notte,
quando puoi correre a perdifiato nella neve alta... e una voce dentro dice "FINALMENTE"
poi, d'improvviso, quando meno te lo aspetti, succedono i miracoli.

In pausa-pipì, i pantaloni calati...
i cani e l'Artigiano sull'attenti... guarda!!

IL LUPO!!
lo osservi, incredula, e i tuoi occhi sembrano aver già visto migliaia di lupi, ne riconoscono i movimenti

sensazione di calma, di potenza, di rispetto nell'aria

e via, lanciate giacca - guanti - berretto, correre a perdifiato per seguirlo con lo sguardo, per non perderlo di vista, lui, un sogno fatto realtà, una voce che parla dentro una lingua antica e conosciuta
grande, dal pelo scuro,
a neanche cinquanta-cento metri di distanza,
noi, a rincorrere i cani, che rincorrono lui, dubbiosi però, per quell'odore nuovo,
correre correre in salita nella neve, correre contro ogni fatica per arrivare al crinale e rivederlo, già sulla montagna di fronte, già sulle tracce di alcuni caprioli che iniziano a scappare...
e mentre Artigiano gli fa una foto, inutile, troppo da lontano, in quel clic lui si ferma si gira e ci guarda, proprio in quel clic.
Un'emozione per cui tutte queste parole sconclusionate non bastano.
Lui, Lupo, apparso come una risposta, certa come la fame che lo fa correre (ecco di chi era la colpa di quella zampa di capriolo fresca il mese scorso!), una risposta a una domanda che ci eravamo fatti e di cui lui è apparso messaggero e guida.
Cerchiamo i segni... troviamo le guide...
Ringraziamo la Baruffa, ora terra di Lupi, e lui soprattutto, che continui a guidare il nostro cammino.
E buon Solstizio a tutti!

domenica 13 dicembre 2009

Indiana Brigit...

Una singolare (o forse no...) scoperta, al museo archeologico di Siviglia. Una pietra, come si vede nella foto, usata come capitello o qualcosa di simile, sulla quale è scolpita una figura umana, un volto,

che il museo cataloga come "Cimacio Visigoto del VII secolo", proveniente dalla zona di Siviglia.
Insieme al volto compare un simbolo che da noi in Emilia è associato alle tigelle (oltre che, ahinoi, sui simboli della Lega Nord), ma che risale a tempi molto antichi, alla tradizione celtica e in generale di popolazioni che abitarono queste terre, e soprattutto l'Appennino, dal Medioevo e nei secoli precedenti(si accettano suggerimenti).
Non a caso compare sulle tigelle, come simbolo solare, associato alla lievitazione, all'energia che fa crescere la vita, e si puù facilmente immaginare che avesse finalità propiziatorie.

In questa foto l'abbiamo incontrato a La Scola, bellissimo borgo vicino a Grizzana Morandi.

Ma nell'Appennino tosco-emiliano si ritrovano spesso figure apotropaiche molto simili a quella della foto di Siviglia, qui potete leggere di più, in una pagina del sito del comune di Sambuca Pistoiese. Anch'esse avevano il compito propiziatorio di difendere la casa dagli spiriti maligni. Un'altra foto che abbiamo fatto a La Scola.

Sicuramente la ragione sarà che i Visigoti e i Galli Cisalpini avevano matrici culturali comuni, e quindi costumi e credenze spirituali simili, però fa un certo effetto incontrare in fondo alla Spagna, quasi in Marocco, questi simboli a noi così cari.
E possiamo aggrapparci a questi simboli, che testimoniano la sensibilità e il rispetto per i misteri della Natura, per riconoscersi parte di un'identità comune, al di là delle differenze.

giovedì 10 dicembre 2009

Genuino e clandestino - al Savena

TERZO GRANDE MERCATO DI CAMPIAPERTI
GENUINO E CLANDESTINO


11 dicembre 2009
ore 17

inizio mercato
Banda Roncati e intrattenimento di teatro d'improvvisazione

ore 17.30

dibattito di presentazione della campagna genuino e clandestino
banchetto dell'associazione
degustazione prodotti genuini e clandestini

ore 18.30

incontro con Terra Terra da Roma
la Terra Trema da Milano
asci
via campesina
mercatino itinerante di Gubbio

ore 19

cena informale: polenta e ragù


c/o cortile della Scuola di Pace, quartiere Savena, via Udine.

mercoledì 9 dicembre 2009

Tempo. Stagioni. Nebbie. Soli

Sono una persona abbastanza statica. Almeno adesso. Da quando vivo con l'Artigiano alle pendici dell'Appennino e cerco di conoscere, sentire, imparare da questo posto, che per nostra fortuna è una terrazza su un mondo ancora molto rurale, anche se sul fondovalle, lungo il fiume, il mondo urbano e i suoi rumori sembrano allargarsi (e voglio dire sembrano...).
Statica nel senso di avere messo radici in questo posto, o almeno di provare a mettercele, ma non di certo per le emozioni, ma questa è un'altra storia.
Siamo stati due mesi in Spagna, in Andalusia, complice un'opportunità della mia borsa di studio, ormai agli sgoccioli, e ai primi di novembre siamo passati dalle spiagge alle nebbie.
L'Artisan non ha retto e ha ceduto a un virus, forse suino, degenerato in focolaio ai polmoni. E così tutto è ricaduto su di me
legna per il riscaldamento
bestiole (cani, gatti, galline, non ho ancora parlato di Black e Sabbat, le nostre due pecorine nere e bretoni)
oltre alle altre cose solite di casa/lavoro, ecc.
in un contesto che è ancora un cantiere a cielo aperto
e fangoso;
e pian piano lui si sta riprendendo,
e anche io, anche se ho bisogo di tempo.
Tempo, da dedicare a me, ai miei pensieri.
Siamo passati dalle spiagge, certo fresche, ma ancora in costume, alle nebbie autunnali, alle foglie rosse e gialle che hanno dipinto il paesaggio, siamo passati dalla nebbia fitta che si fermava proprio alla nostra altezza, non tanto a valle, e appena si saliva a monte di pochi chilometri, il sole, e il rosso-dorato dell'autunno.

Poi un bel giorno ha fatto uno strano vento caldo, sarà durato 24 ore, e il giorno dopo ho sentito arrivare l'inverno. L'aria era ancora calda, dal giorno prima, ma si sentiva arrivare un vento sferzante, un'aria pizzichina di freddo in un'atmosfera stranamente calda. Ero in città, ma l'ho sentito arrivare.

Oggi era limpidissimo e il Cimone era nitido, sembrava quasi più vicino del solito, e il Corno alle Scale si vedeva così bene da comprendere il perché del suo nome...

Ho sentito l'inverno arrivare, anche se non è ancora freddissimo, ma già quando la mattina vado ad aprire le galline e a dare il fieno alle pecore mi si gelano le mani, se mi si bagnano.
Ha piovuto tanto, la terra è trasuda ricchezza, tra il verde vigoroso delle pianticelle che cominciano a spuntare nei campi e il marrone degli alberi spogli, i fossi segnati dai trattori nei campi sono ancora nitidi e le colline mostrano ogni loro singola curva, disegnate.
Stiamo uscendo dalle nebbie autunnali, che pure mi piacciono, quando ti lasci avvolgere e ti offuscano i pensieri, soprattutto quelli superflui, soprattutto la notte, quando esco a guardare fuori e mi concentro sui rumori, vedo ombre con la coda dell'occhio o della fantasia.
Ma in questi ultimi giorni è limpido, le notti sono stellate, e pregusto le giornate assolate di inverno, pizzichine e luminose, come oggi, in cui ho avuto la fortuna di essere di ritorno alle tre, in pieno sole, per una strada di campagna. Tanti caprioli, in questi giorni, neanche diffidenti alla presenza umana, stranamente. O presumibilmente femmine, capriole. E poi un altro animale che esce come vien fuori il sole, il ciclista pensionato super-tecnologico.
Ora il sole è andato dietro alle colline a Ovest che si tingono di scuro e la sua luce dietro si fa arancione.
Ho solo bisogno di un po' di tempo, e me ne sono preso qui un pezzetto.

martedì 27 ottobre 2009

Genuino e clandestino

pubblico un po' in ritardo sul primo appuntamento... non ce l'ho fatta

Campi Aperti
Associazione per la Sovranità Alimentare dei contadini biologici di Bologna
presenta
Genuino Clandestino
Campagna per la libera lavorazione dei prodotti contadini


SANI, BIOLOGICI, NOSTRANI MA FUORILEGGE
Genuino Clandestino è la nuova campagna promossa dai produttori biologici del bolognese per denunciare la situazione paradossale delle norme igienico-sanitarie italiane in campo alimentare

Martedì 13 Ottobre alle ore 17.30 presso il mercato Vag 61 di Via Paolo Fabbri, Campi Aperti, l’Associazione per la Sovranità Alimentare dei contadini biologici di Bologna, presenta Genuino Clandestino. Campagna per la libera lavorazione dei prodotti contadini, una campagna che nasce per informare i cittadini riguardo a un insieme di norme ingiuste che, equiparando i prodotti contadini trasformati a quelli delle grandi industrie alimentari, li rende fuorilegge.

Pane e prodotti da forno, vino, conserve, farine e granaglie, pasta fresca, uova, miele e prodotti da erboristeria: alcuni di questi beni venduti presso i mercati dei produttori biologici di Bologna sono illegali secondo gli attuali regolamenti sanitari nazionali. La legge italiana, infatti, impone a chiunque si occupa della trasformazione di prodotti alimentari di dotarsi di laboratori che rispettino determinati standard di dimensioni e materiali. Standard stabiliti tenendo in considerazione le grandi aziende agroalimentari, che però ignorano e dunque penalizzano le realtà contadine come quelle di Campi Aperti, legate a piccole produzioni biologiche, sane e di alta qualità, ma in difficoltà al momento di affrontare la spesa della messa a norma di un laboratorio.

La campagna prevede una serie di iniziative. Genuino Clandestino verrà presentato il 13 Ottobre al VAG 61, insieme alla proiezione di due film documentari: We feed the world (Austria, 2005) di Wagenhofer, nella versione sottotitolata in italiano da Campi Aperti, e Come un uomo sulla terra (Italia, 2008) di Segre, Yimer e Biadene.
Seguiranno altri due eventi – giovedì 12 Novembre alle 17.30 all’XM24 di Via Fioravanti e venerdì 11 Dicembre alla Scuola di Pace del Quartiere Savena, sempre alle 17.30. In tutte e tre le occasioni si discuterà sul significato della campagna e si offrirà un assaggio dei prodotti clandestini.

A tutti quei prodotti di Campi Aperti che la legge bolla come “clandestini” – circa il 20 % di quelli venduti nei mercatini di Bologna – verrà inoltre applicato prima della vendita l’adesivo della campagna “Genuino Clandestino”. Con questo gesto di trasparenza nei confronti dei propri consumatori, i contadini di Campi Aperti ribadiscono la fiducia che nutrono nella genuinità dei propri prodotti, basata sul ciclo corto, sulla produzione biologica e sulla vendita diretta.

Per ulteriori informazioni,
visitate il sito web www.campiaperti.org
o contattate Michela Potito.
Tel. 347 4083255 email: info@campiaperti.org michela.potito@gmail.com

mercoledì 30 settembre 2009

TELEMPATIE

Scorrono SOGNI
e comunicazioni telemPATICHE
negli SPAZITEMPI
del Grande Cinema Universale.

L'Artigiano parla e PARLA
incredibilmente
anche alle due
di notte.

Si cammina veloci
nella città dormiente
quasi SENZA
fermarsi

per far correre
I PENSIERI,
farli stancare

attraversando i sogni impercettibili

di cui è intrisa
l'aria densa di ogni città
addormentata.

UNA città

nell'ombra
ci gira intorno
vorticosamente

TANTE città

e nomi
e piazze
e fermate di metro
di città diverse
e “un'umanità varia

Scorrendo fuori e dentro.

E DENTRO la lavastoviglie
morta
KAFKA L'ENORME cucaracha.


E poi
Il Castello” (di Kafka)

lo stratificato
COMPLESSO

l'architettura soffocante
incomprensibile

linee rette in-visibili
ci sovrastano

il maschile
(GERARCHICO)

il potere
(DALL'ALTO)


NEW WORLD ORDER


che si insinua inconsistente

EPPURE

non abbastanza

quando RESISTENZA

è solo
ESISTERE

così diversi
come siamo.

Solo ESSERE

instancabilmente
noi stessi

anche quando COSTA.



Un “Nuovo Ordine Mondiale”

che può
di fronte

al DIS-ORDINE

ANTICO

NATURALE?

L'ANARCHIA
DELL'EMOZIONE

viva

r-in-corrente

perfezione estatica
e minuta

contemplazione
nell'equilibrio
instabile

di un fiore?

movimento

“NEW WORLD ORDER”

Nuovo già vecchio

chi pretende fermare movimento

sciocco
più che precario

avvolto d'arroganza
come in un sudario.

Nella notte
un volo d'elicottero
con raggio ILLUMINAnte

POTENTE
per penetrare il VUOTO

cieco
senza fiuto e senza

sentimento.

E all'improvviso
la città risuona

un campanello-onda
suona nella notte:

il turbinio di SOGNI
e le VISIONI
molto spesso
si dissolvono
SEMPLICEmente

in realtà PACIFICHE
essenziali

mentre le apparenze “normali”
nascondono

gli Infiniti

MONDI

il canto ANTICO

e l'IMMORTALE.



Ed io non è che
non l'ascolti

lo VEDO-SENTO

a volte
o sempre

e TENTO

di lasciarlo andare

ma ancora tremo
sciocca
di spavento

al SOPRA-n-naturale

FLUSSO PURO DI COLORE

CELATO dietro
al paravento

OPACO

DEL BANALE


“Ognuno di noi che deve essere in alcuni luoghi e compiere una funzione mentre siamo che” (filosofia Mapuche, che è l'essere umano)


Io non so
nulla

solo provo ad ESSERE

là dove il SENSO

appare

come una farfalla

e come una farfalla

dura un giorno

colora il mondo

e muore.


ASPETTANDO LA PROSSIMA FARFALLA e un MESSAGGERO

E SEMPRE, SEMPRE, SEMPRE GRAZIE alla REGIA INFINITA del MISTERO.


29.09.2009 Sevilla, Universidad Pablo de Olavide, Paseo de la Illustración (Illuminismo)


FOTO 1. scatto dell'Artigiano (Mueso Reina Sofia)
FOTO 2. Ganesh, il dio che elimina gli ostacoli - e che li elimini, 'sti ostacoli!(Museo di Antropologia, Madrid)

giovedì 24 settembre 2009

ATTIVIAMOCI. Riprogettiamo, insieme

Segnalo una campagna secondo me molto interessante e, mi auguro, utile e partecipata, promossa da Francesco Gesualdi e dal Centro Nuovo Modello di Sviluppo. Scrivono

Se anche tu sei convinto che la triplice crisi, economica, sociale, ambientale, impone profonde trasformazioni di sistema, allora questo messaggio è per te. E’ l’invito ad aderire ad uno dei gruppi di discussione, che stiamo cercando di far nascere in ogni parte d’Italia. Il tema è come costruire una società capace di garantire il benvivere a tutti, nel rispetto dei limiti del pianeta. Un obiettivo ambizioso, ma non impossibile.

Magari sei già impegnato nei Bilanci di giustizia, in un gruppo di acquisto solidale, in un’associazione ecologista, in un comitato di resistenza locale, in un consiglio comunale o nel sindacato. Perciò siamo in difficoltà a chiederti di sobbarcarti quest’ulteriore fatica. Ma non si può farne a meno: senza una bussola, senza un’idea di società verso cui tendere, non si può affrontare neanche la politica del giorno per giorno.
continua, vai al sito della campagna

lunedì 21 settembre 2009

Straniamento


Per un po' non penso che scriverò gran che qui. E' già abbastanza scrivere la tesi e approfittare della situazione, qui, in Andalusia (!) con l'Artigiano (!!!) e, anche se devo lavorare, respirare un'aria di vacanza che da quando ci siamo uniti non c'è mai stata, perché da subito impegnati a costruire, e forse perché è nel nostro carattere.

E' strano, essere fuori da quello che ormai è il nostro mondo, manca la combriccola animata, l'aria e la luce della Baruffa, i gesti quotidiani (e di certo il cibo locale e sano- l'insalata del supermercato sembra di carta...), ma ci ritroviamo a parlare di più, non solo di come e cosa costruire in casa o intorno, finalmente.
L'Arti finalmente legge Collasso, di Jared Diamond, e si interroga se siano state le religioni a formare certe strutture sociali o viceversa, io gli racconto di Riane Eisler, Il Calice e la Spada, che è rimasto a metà fra i libri sul comodino...

Ma tutto è ancora lì... a presto!

Pubblicherò solo notizie di appuntamenti bolognesi/italiani perché al momento non riesco a inoltrare le mail, allora uso il blog.

hasta siempre :)

Incontro su L'Aquila - Dulcamara

La verità dell'Aquila sei mesi dopo il terremoto
Venerdì 25 settembre 2009 ore 21.00
Palazzo della Cultura - Piazza Allende, Ozzano dell’Emilia

Perché il tecnico Giuliani non venne ascoltato? Perché la Prefettura venne evacuata
poche ore prima del grande terremoto e le case dei cittadini invece no? Perché la
ricostruzione è stata affidata al Presidente della Protezione Civile, anziché ai sindaci e
ai cittadini dei trentadue comuni colpiti? Perché il giornalismo televisivo e di carta
stampata ignora la situazione dell’Aquila? Chi è la Fintecna? Di questo e molto altro si parlerà in questa serata dedicata ai cittadini dell’Abruzzo. Tra gli ospiti Giampaolo Giuliani, tecnico di Astrofisica denunciato per Procurato Allarme.

Ospiti:
Giampaolo Giuliani, Tecnico di Astrofisica di Torino C.T.E.R., denunciato per
Procurato Allarme (presenterà il libro ‘L'Aquila 2009. La verità’, scritto con Alfredo
Fiorani)
Stefania Pace: cittadina aquilana e lavoratrice precaria, sfollata a Pineto
Anna Barile: cittadina aquilana ospitata nel Campo Tenda Italtel
Francesco Di Paolo: per la sezione PCL dell'Aquila
Conduce il dibattito Giuliano Bugani

Evento presentato e sostenuto da:
Partito Comunista dei Lavoratori,
Associazione “Carlo Giuliani” di San Lazzaro di S.,
Gruppi Anarchici Imolesi,
Cooperativa Dulcamara di Ozzano Emilia,
Circolo Culturale Autogestito Pace-Maker Imola


Per saperne di più ...

venerdì 11 settembre 2009

SOLE E VENTO FESTIVAL

copio e incollo

11-13 settembre 2009 – Vicolo Bolognetti 2, Bologna

PERCHE’ UN FESTIVAL

La questione energetica rappresenta uno dei temi su cui si gioca il nostro futuro.
Su questo terreno occorre attuare strategie politiche che promuovano l’uso efficiente , il risparmio e la riduzione dei consumi di energia e di conseguenza le emissioni clima-alteranti. Obiettivi che richiedono la consapevolezza e l’impegno di tutti , dalle istituzioni alle aziende fino ai singoli cittadini.
Lo scopo del festival è quello di diffondere i concetti, la cultura e la pratica della tutela e conservazione delle fonti energetiche fossili, attraverso il risparmio e l’uso razionale delle stesse, nonché di stimolare la conoscenza e lo sviluppo delle fonti rinnovabili.
Il Festival è la prima iniziativa pubblica attraverso cui la Rete Ecologista Bolognese si presenta alla Città. PROGRAMMA

lunedì 7 settembre 2009

Benvenuta Alice

Ieri, 6 Settembre 2009, verso le cinque e mezza-sei, Alice ha deciso bene di venir al mondo.
Non so dirvi quanto e pesa e quanto è lunga, so che è andato tutto bene, presso la casa-maternità Il Nido di Bologna, e questo è l'importante. Dicono che non assomigli né alla mamma né al papà, ma non so se credergli, Forse era troppo presto quando me l'hanno detto e lei aveva ancora il volto di una stella.
E allora, insieme al Bianconiglio, al Cappellaio Matto e alla Lepre Marzolina le dò il più caloroso benvenuto nel Paese delle Meraviglie.

domenica 6 settembre 2009

Ancora su alternative e critiche allo “sviluppo”

Punti vista, incomunicabilità, divergenze Nord/Sud.

Può capitare che le esperienze che ci capitano a volte mettano in discussione tutte le nostre belle convinzioni, e ci lascino lì a metà, all'incrocio tra due strade, senza che su nessuna ci sia l'indicazione Giusto o Sbagliato.
In questo caso, alcune delle mie convinzioni: la necessità di una ricerca di sobrietà nei consumi, per portare nel quotidiano le convinzioni politiche e non alimentare così il business delle multinazionali, a spese della terra e degli animali, a due o più zampe, ma anche per prendersi cura di se stessi, alimentarsi in modo sano e concedersi del tempo. Ma anche la convinzione che la persona è il media, che è importante comunicare con gli altri per contribuire a diffondere idee e valori.
Come già detto per questo periodo vivo con una coppia boliviana, di circa 27 anni, e il loro figlio di 6, venuti qui, ovviamente, in cerca di una vita migliore. Loro mangiano carne TUTTI i giorni e di fronte alla mia dieta quasi vegetariana (almeno qui, dove non ci sono i miei galletti, il ragù della mamma, qualche salume di maiali biologici e felici o le cene dal contadino), non sono riuscita a spiegare le mie ragioni etiche e salutistiche. Come vivono e muoiono gli animali, come vengono alimentati e riempiti di antibiotici...
Ma il peggio è stato quando mi hanno chiesto, con gli occhi pieni di gioia pura e entusiasmo: “ti piace andare da Mac Donald o Burger King?”
Al che ho balbettato qualche parola, di fronte alle loro spiegazioni che è buonissimo, che è bello andarci col bambino, prendere il regalino, andare a mangiar fuori spendendo poco... che qui è più economico che in Bolivia, che qui possono permettersi tante piccole cose in più che là non possono permettersi...
All'inseguimento di quel sogno lavoro-casa-weekend libero che noi tanto abbiamo in orrore...

Cosa potevo dire? E così, sono stata zitta. Io vorrei sapere degli uomini e donne di conoscenza, che esistono ancora nel loro paese, loro mi parlano del papa e del matrimonio in chiesa... L'altra sera mi sono sorpresa, con una mosca in camera, ad essere contenta che ci fosse qualcosa di vivo, un animale (e mi sono anche sentita anche un po' stupida). Loro chiudono tapparelle e finestre e si lamentano se c'è una mosca, e danno la colpa ai due cavalli che vivono a 50 metri da casa (SI!!!), e io quando passo davanti a questa stramba stalla-urbana respiro a pieni polmoni e penso all'Artigiano e al suo sogno del cavallo.
(Qui vicino, qualche strada più in là, vive anche un asino!).

Non so se facciano più paura gli effetti dello “sviluppo” su ambiente, giustizia e democrazia o quelli sulla cultura e la società. E non ho ancora trovato il modo di affrontare questa cosa coi miei coinquilini...

sabato 5 settembre 2009

Dalle parole ai fatti?


Il post dell'amico Fil mi ha fatto pensare nuovamente a una questione. A come sia sempre più diffusa la percezione che le cose non funzionino, non solo nel nostro paese, ma nel complesso su questa sfera sospesa nell'universo su cui tutti poggiamo i piedi.
Di certo condivido, ovviamente, la necessità della denuncia, però mi sembra indispensabile, a questo punto (e sono molto d'accordo con i primi commenti al post), dare voce, spazio e fare circolare quanto più possibile le esperienze positive che di fatto esistono già, e numerose anche nel nostro paese, che sono in grado di dimostrare con i fatti oltre che con le parole, che un altro mondo è possibile.
Bisogna ricordare che la comunicazione ha un valore (che gli esperti del campo chiamano “performativo”), cioè aumenta la verità di quello che si dice.
Ne abbiamo un esempio fin troppo chiaro nel nostro paese: il nano plastificato che sta al governo manipola sondaggi, gestisce oculatamente televisioni e stampa, dice che vince e, guarda che caso, vince.
Così mi sembra molto importante, se è vero che ci troviamo a un punto di svolta per la nostra società balenga, riprodurre, a parole e coi fatti, la possibilità di un'alternativa.
Anche perché molto spesso lamentarsi serve solo a sfogarsi e poi a continuare tutto come prima, mentre le alternative ci sono. Ognuno è può essere da subito l'alternativa.

A questo proposito si legga questo articolo di
Francesco Gesualdi
Come progettare un nuovo modello sociale?
da Carta n. 24 [3 luglio 2009], p. 64

Gesualdi, tra i primi a portare il consumo critico in Italia, che col Centro Nuovo Modello di Sviluppo ogni anno cura la Guida per il consumo critico, nota che “siamo pochi e sempre gli stessi”, facendo riferimeno a quanti lavorano per promuovere un'alternativa.
Io credo che oggi, invece, siano molte di più rispetto a qualche anno fa le persone che desiderano e cominciano a portare nella propria vita un cambiamento, che hanno compreso come sia giusto comportarsi perché la società arrivi a un nuovo modo di vivere, ma magari non c'è una rete che tesse le fila tra queste persone, non sono ancora a conoscenza l'una dell'altra. Tuttavia molte reti ci sono già, molti hanno iniziato diverse attività al riguardo, tutto sta a smettere di lamentarsi e basta (per carità, la denuncia è necessaria, sempre) e cominciare a tirarsi su le maniche, e parlare con la gente.
Forse questo possiamo fare, ciascuno di noi, a partire da qui e ora.
Partecipare ed essere il cambiamento.

Altrimenti le parole da sole non servono.

Aggiungo una modifica, a posteriori, ho visto ora sul blog dei Selvatici che non guardavo da qualche giorno, vista la connessione ballerina... anche lì, prorpio negli ultimi post, molte suggestioni al riguardo, come sempre.

L'artigiano scrive

Mi scrive, l'Artigiano, dalla Baruffa fino quaggiù nel fondo della Spagna
e mi manda anche una foto:

"pensando al tuo futuro finito il dottorato ho cercato di
organizzare le cose...per quando torneremo alla baruffa
"



Finalmente potremo ricominciare con l'orto.

giovedì 3 settembre 2009

PUNK NOT DEAD

Per la playa, dicevamo, dove c'era un concerto che si chiamava DO THE HALA HALA.
bellissimo
a parte che si trovava in un posto di mare terrificante, sulla foce del Guadalquivir, vicino alle zone umide di un parco naturale, un'umidità mai provata prima. Cosa di cui, però, complice la necessità di musica e di ballo, soddisfatta adeguatamente dal concerto in questione, mi sono resa conto pian piano...
Non avevo ancora realizzato gli effetti di quell'umidità e, visto che ormai mancavano poche ore all'alba, almeno in teoria, avevo pensato bene di passarle in riva al mare... il cielo stellato, le onde... e le ORDE DI ZANZARE impossibili...
Certo, uno che avesse dato un'occhiata alla mappa lo avrebbe pensato, vedendo FOCE + PARCO NATURALE DELLE PALUDI + BAIA INTERNA. ma io avevo considerato solo il cartellone del concerto. Ero in vena di un assaggio di avventure solitarie.

Certo, avrei potuto fare anche amicizia con gente del luogo, che magari mi ospitasse, specialmente con un tale Juan Diego, o qualcosa di simile, simpatico e muy buena gente, ma la mia parte indipendente e, a volte, esasperata, si era ribellata quando, alla domanda “has venido sola?” avevo risposto di sì, e mi ero sentita osservata come un essere strano, il che non sarebbe stato niente, se non fosse stato seguito poi da un infelice “ecco, qui hai degli amici adesso” indicando un gruppo di persone, i suoi amici, appunto, che seguitava dimenandosi nel ballo ignorando il gentile invito dell'ospitale autoctono. Al che proprio la parte insofferente a tutto ciò, unita a quella che desiderava mettere bene in chiaro fin dall'inizio che non ci fossero possibilità alcune di incontri ravvicinati di alcun tipo, cosa che a volte inavvertitamente scatta in modo automatico al primo approccio, per quando il tipo fosse simpatico, ha fatto cadere il dialogo, o quasi, limitandosi poi ad alcuni scambi con l'allegra combriccola, sui vari gruppi o cose simili. E io a farmi paranoie su come agiamo in base a schemi prestabiliti e a domandarmi se non fossi passata per una che se la tira.
Certo che non è facile, e comunque, benché siamo nel 2009, ragazze, abbiamo ancora tanta strada da fare. E ragazzi, sia chiaro. Forse basterebbero più tatuaggi. O meno pensieri.

Ma, del resto, voleva essere un ritorno anche a me, questo sprazzo di vita notturna, e mi sono ritrovata a ballare e sorridere, e osservare e coccolare i ricordi che comparivano davanti ai miei occhi, degli ultimi anni, diciamo dalla fine del liceo. Da un lato, un addio all'adolescenza, che si protrae ormai al di fuori di ogni tempo ragionevole, ma senza rinunciare, dall'altro lato, allo spirito infantile che consente di essere liberi e di godere delle cose belle. E così, stavo bene da sola nella festa, consapevole delle mie spalle ormai quadrate anche dall'interno oltre che dall'esterno, della strada fatta fino a qui, né più né meno, pensando al cambiamento di vita degli ultimi anni, più silenzio, più verde, meno musica, meno gente (e troppo lavoro!), ragionando sul da farsi, per il futuro.
Ripensavo, dipingendo facce con l'immaginazione, ai miei due o tre, o quattro, o cinque... grandi amori immaginari, che quasi tutti si intonavano alla musica e all'ambiente, per quel fascino un po' rocchettaro, ruspante, vogliamo dirlo, punk. E quasi mi sembrava di vedere le solite facce conosciute, in mezzo alla gente, i soliti personaggi e scene di una tardo-adolescenza bolognese tutto sommato felice, pensavo ai concerti, agli amici, alle amiche, a certe risate in escalation che se ci ripenso mi viene ancora adesso da ridere, e mi sembravano tutti lì...
E così, propositi per l'anno nuovo, come il capodanno che separa l'estate dall'inverno: più musica, più concerti, più hala hala.
Del resto i lavori a stato avanzato e la fine del dottorato sembrano annunciare una primavera ricca di spazio...

Ma i concerti finiscono e vado a cercare ristoro e il giusto silenzio per ondeggiare tra queste immagini mentali, cammino, cammino, tra edifici vecchi e nuovi di una località di mare che è poi anche una cittadina, e finalmente mi posizioni su una spiaggia, cerco tra le barche, e quella che scelgo, casualmente, si chiama Soledad.
Eppure sola non ero... sono arrivate le orde di zanzare barbariche!!! che pungevano anche attraverso la maglia a maniche lunghe.
Poche ore – una tragedia.
Dopo neanche un'ora non ho resistito e ho ripreso il cammino, per trovare nuovamente spazio su un castello – gioco per bambini, sempre sulla spiaggia, ma forse la zona, forse l'orario, forse che avevo già nutrito tutte le zanzare della baia, finalmente ho potuto dormire un po'.
Mi sveglio dopo qualche ora, erano circa le sette, e lì mi rendo conto che siamo a sud, e il sole ha altri orari: era ancora buio. Mi sveglio con quattro cavalli, e relativi cavalieri, che galoppano sulla spiaggia, una scena stupenda che avrebbe fatto morire d'invidia l'Artisan, che anela al calvallo.

Di buon mattino (alle 8 e mezza!) ho potuto finalmente fare colazione, prendere un po' di sole e seccarmi le ossa e, infine, sentire all'ufficio turistico per una stanza, visto che tanto anche a Siviglia avevo ancora una notte da passare fuori casa.

Insomma,
PUNK NOT DEAD

It's ONLY A BIT OLD...


P.S. Per esigenza di semplificazione e di riduzione, di spazio in valigia, cose da ricordare e da non perdere in giro, ho lasciato a casa la macchina fotografica, anche per mettermi alla prova visto che con questa storia della digitale si fotografa molto di più, e spesso si vivono i fatti più fotografando che non vivendoli e basta.
Allora faccio una lista delle foto che avrei voluto scattare.

Dall'aereo, ovviamente, soprattutto sorvolando una zona che non ho riconosciuta piena di terre rosse e bacini artificiali
Siviglia vista da Triana, dal fiume, quando il sole inizia a calare.
Intorno alla “casa rural” dove ho dormito al mare, dove coltivano patate e carote, praticamente nella sabbia, e mi domando se è sempre stato così o è la desertificazione.
Lo skatepark di Siviglia, per farlo vedere all'Arti, che anche lui deve mantenere vivo il suo bambino interiore e continuare a skatare (perché se PUNK NOT DEAD SK8BOARDING IT'S NOT A CRIME!!)
La mia faccia riposata quando finalmente mi sono sistemata.
Particolari di Siviglia, le ceramiche sulle case, a forma di pigna in cima alle terrazze
i "The del Shapiro", che suonavano garage col cantante che sembrava Elton John, il chitarrista sembrava uscito dagli anni Settanta e il bassista un ragioniere troppo piccolo per vestiti troppo grandi.

anche se il gruppo che mi è piaciuto di più erano i Kongsman, ma non vendevano nemmeno i CD sul posto... sti spagnoli!

RESUMEN

prologo - questi post sono stravecchi, ma qui la connessione arriva wi-fi dai vicini, e a volte c'è, altre no.


Riassunto delle puntate precedenti

non ho più scritto perché impegnata a finire un articolo, a preparare una partenza, nell'eterno cantiere della Casa, in un'escalation di cose da fare, stanchezze, situazioni insolite. Tipo l'incendio di un campo vicino casa, per fortuna senza grossi danni per la casa che c'era vicino.

Ma almeno al momento l'Artigiano ed io abbiamo sospeso la manovalanza, al momento tocca ai cognati (miei, ossia il fratello del Falegnape e relativa consorte – qui si trasformerà in un cohousing).
Preparativi per partenze, dicevamo.
E qui apro l'eterna parentesi (un po' come l'eterno ritorno di Nietsche, no?!). Questo blog nasceva, come recita diligentemente il suo titolo, con l'idea di dare voce alla ricerca che sto portando avanti, che tratta, appunto, di agricoltura ecologica e consumo critico, pur con gli alti e bassi del cammino e seguendo le suggestioni del momento, anche se fuori tema (è la testa fra le nuvole...). E, in parte, il blog corrisponde a questi intenti ma, come ormai è la ricerca che sta portando avanti me, così la tentazione di parlare delle apparenti assurdità della vita quotidiana, delle casualità cicliche, delle meraviglie personali è troppo forte, e io mi arrendo, anche se il mio spirito inquisitore, che ama giudicare e decretare cosa è giusto e cosa non lo è, ahimè, non condivide del tutto lo spirito voyeristico dell'Internét e, in particolare, della blogosfera. Anche se per altri versi è utile e interessante. E qui ci starebbe un link all''ormai famoso post fantasma, sul “perché un blog”. Ma questo è, appunto, fantasma. Anche se sento che a breve arriverà l'ispirazione e il momento giusto per scriverlo.

Quindi – contesto e prologo – per i lettori (altrettanto fantasmi, a parte i pochi che ringrazio di aver battuto un colpo)

Siamo in Spagna, cioè io e le mie identità multiple, precisamente a Siviglia, per evitare che gli ultimi fondi a disposizione della mia borsa di studio rimanessero alla già troppo facoltosa Università di Bologna (e sottolineiamo facoltosa). E così, con un “la va o la spacca”, ho tentato la fortuna e mi è capitato di strappare la “lettera di invito” necessaria per un soggiorno di un paio di mesi, in una città scelta non a caso: da un punto di vista scientifico, perché ci sono esperienze interessanti in Spagna sul tema del paesaggio, agrario in particolare, bla bla, ma dal punto di vista umano (visto che di geografia umana si tratta – come diceva Fantozzi “com'è umano lei”), per rendere questo soggiorno piacevole e il più semplice possibile, e economicamente sostenibile, vista la precedente esperienza parigina, che tanto mi ha fatto soffrire la mancanza di Baruffa & C. e che ha infierito sulla già precaria situazione finanziaria.

Ma stavolta c'è una new entry, l'Artigiano arriverà, ben presto, come una ciliegina sulla torta, per godere del riposo del giusto (se ce la fa, perché, conoscendolo, forse troverà qualcosa da fare anche qui, ahi lui).

Quindi da circa 6 giorni, che mi paiono, com'è ovvio in questi casi, un'eternità, mi trovo qui, nella terra rossa di Spagna, dove ancora l'altro ieri c'erano punte di 44 gradi. Non solo, il tutto assume un tono di dejà-vu, se si viene a conoscenza che in terra andalusa sono stata 10 mesi, a Sevilla, in Erasmus, ormai – ho contato – SETTE anni fa, e mi sono sentita anche un po' più vecchia, o più matura, e cinque mesi, a Cordoba, ritornando a casa infine con il pensiero stretto, come tendo a fare, sul presente, e sulle scelte del momento, perché se ci avessi pensato troppo, chi può dirlo, forse non sarei tornata più.

Ora, col senno di poi, di cui, com'è noto, sono piene le fosse, mi pare anche che un buona parte della mia passione per questa terra fosse in parte infatuazione, cosa che mi coglie spesso, essendo di natura facilmente innamorabile. Non che non sia affascinante, sia chiaro, ma da qui a desiderare di farne la propria casa è un altro discorso. Il clima, il ritmo rilassato, la musica, la gente accogliente, chiacchierona, simpatica, il modo diretto in cui (almeno secondo me) esprimono il loro pensiero, continuano a piacermi, ma ora, lasciando stare la differenza tra città e campagna, vedo anche la chiusura di alcuni, certo non di tutti, nel rispettare alcune idee correnti (i bambini vestiti a festa che paiono usciti dagli anni Quaranta, la religiosità esibita e il gusto barocco, ecc.), l'abbondanza di segni di una cultura maschilista, machista, quasi più che negli uomini nelle donne, agghindate con orecchini pendenti, truccate e imparruccate come dive uscite dei video hip-hop, e, ovviamente, svestite secondo la moda del pret-à-porter cinese del momento. Un'altra cosa che hanno qui, non so nel resto di Spagna, è che sono compulsivi: nel mangiare, spilluzzicando in qualsiasi momento, fumando, mangiando chucherìas (e non a caso il nome del noto lecca-lecca, chupa-chups, è spagnolo) e, secondo me, anche comprando vestiti di pessima qualità (lasciando stare il dubbio gusto), dell'idea “meglio la quantità che la qualità”. Non ricordavo l'abbondanza di negozi, cinesi o meno, dai prezzi stracciati che vendono le ultime versioni dei vestiti del momento, di poliestere, misto cotone ed elastan, delle scarpe che costano pochi euro ma che durano una stagione, tanto di più non resisterebbero, per il variare delle mode. Ma, cambiando discorso, non ricordavo neanche che andassero in due in motorino senza casco, o col casco praticamente finto, non solo non omologato. Certo, io non conosco il nostro sud, dove forse le cose sono simili, ma è buffo vedere queste cose nella “Europa Unita”, dove poi le prese italiane sono diverse da quelle spagnole (!), o dove i cartelli stradali non sono assolutamente aggiornati alla normativa europea. Non ricordavo i venditori di pollo asado, ma sì quelli del pescadito frito; quando ero stata qui internet non era ancora così diffuso, e il cyber cafè dove andavo ora ha chiuso, immagino per l'abbondanza di connessioni casalinghe. Ora a Sevilla c'è anche la metro, anche se al momento è solo una linea, c'è il servizio di bici a noleggio come a Parigi, solo che nessuno sa spiegarti come funziona, c'è il tram, praticamente solo turistico e non collegato al resto degli autobus, perché un servizio è gestito dal comune e uno dalla regione (…!). E ieri, dentro un cortile interno/garage/retro di un bar, ho visto un asino, presumibilmente per qualche attrazione turistica, compagno dei cavalli che tirano le carrozzelle, eppure ci stava bene, in mezzo ai signori sdentati e cotti dal sole che bevevano nel retro del bar.

E così, tutto mi suona come già visto, anche se diverso, come il nuovo codice del bancomat, o i pin delle schede del cellulare, che mi sembra già di aver avuto, o forse è solo che siamo sottoposti a troppi stimoli, e numeri, e che in tre giorni avrò fatto decine e decine di telefonate per trovare casa...

E in notti piene di sogni che lasciano poche tracce ho sognato mio padre che andava su un deltaplano giallo, e chissà forse io con lui, anche con mia sorella grande, ed era come non fossero passati 15 anni, come se per lui il tempo si fosse fermato, o forse si è fermato per me, ed era entusiasta e pieno di energia come solo lui sapeva essere.

Ma insomma, trovata una stanza, con una famiglia formata da una coppia boliviana più giovane di me con un bambino di sei anni, ho fatto su baracca e burattini e sono partita, solo con la mia nuova tracolla cinese (eh sì, anche io ho ceduto... ma non avevo altra borsa, e in quella del viaggio, minuscola, si era sciolta la cioccolata, ed ero ancora tra l'ostello e gli armadietti della stazione, sin lavadora), per la PLAYA.

Ma ora sarà meglio interrompere e scrivere un altro post.

lunedì 10 agosto 2009

Moltitudine inarrestabile


Link interessante, segnalato da Selvatici

www.moltitudineinarrestabile.it

un libro di Paul Hawken.

Una bella citazione:
"L’evoluzione si sviluppa dal basso verso l’alto e lo stesso fa la speranza. Quando un incendio distrugge una foresta, le specie e le piante che scompaiono ricompariranno con il trascorrere del tempo. I semi, che sono rimasti dormienti per decenni e che germinano solo se esposti a calore intenso, si risvegliano, tirano fuori le foglie e, in primavera, i boccioli. Queste piante possono essere dotate di fittoni profondi che estraggono i minerali o di foglie larghe che creano un tetto che protegge lo strato superficiale del terreno da sole e pioggia. Più antica è la foresta, maggiore è la sua resilienza, ovvero la sua capacità di rigenerarsi. L’umanità è più antica della più antica foresta. La sua capacità di adattamento e di resilienza è ampiamente sottostimata. L’evoluzione è ottimismo in azione."

un po' di ottimismo per combattere la calura, e non solo.

P.S. nei link e elenco blog trovate nuove cose da spulciare.

sabato 8 agosto 2009

Itaca


Oggi ho voglia di segnalare questa poesia di Costantino Kavafis, che è famosa, ma magari qualcuno non l'ha ancora incontrata, e penso agli amici in viaggio, quelli che viaggiano per il mondo, ma anche tutti quelli che sono in viaggio pur senza muoversi, apparentemente.



Itaca

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sara` questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
ne' nell'irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l'anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d'estate siano tanti
quando nei porti - finalmente e con che gioia -
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d'ogni sorta; piu' profumi inebrianti che puoi,
va in molte citta` egizie
impara una quantita` di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca -
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull'isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos'altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avra` deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
gia` tu avrai capito cio` che Itaca vuole significare.

martedì 28 luglio 2009

Rapidissimo

Stiamo ancora facendo i muratori...
però volevo dire che hanno di nuovo avvistato il lupo, a uno o due chilometri da casa, cioè una dozzina da Bologna (!!!)...

e poi volevo comunicare che l'Artigiano ha inventato una nuova parola:
il punkabbosco!! ò immaginare un po' a cosa stiamo pensando ultimamente...

zao

lunedì 6 luglio 2009

Dolce come il miele





Che dire... solo emozione: abbiamo fatto il miele! Incredibile l'abbondanza di cui le api sono capaci... sono veramente un mondo meraviglioso...
Solo che la realtà corre sempre più veloce di me che cerco di riportarne qui qualche frammento, mancherebbe la foto del vasetto e del panetto di cera che l'Artigiano ha ricavato e che addirittura utilizzerà per fare stucchi e sostanze per le lucidature dei mobili!


Grazie api!

Pierina e il lupo....

Ovvero, che bello quando Pierina chiama e la Baruffa risponde.

La sottoscritta si immedesima ovviamente nella figura di Pierina. Benchè, da piccola, alla domanda della madre "vuoi travestirti da Capuccetto Rosso?" rispose "No! Semmai da lupo":

Questo post nasce vecchio, gli eventi si succedono come sempre, previsti o meno, ma ogni tanto bisogna segnare il passo, di quanto vale la pena ricordare, di quanto avviene in quegli strati di mondo dove la vita scorre più lenta. O forse solo più libera.

Pensavo al lupo, da un paio di settimane, anche per la foto di Maya in cima alla montagna (qui), pensavo ai lupi in branco. Sono un amante dei gatti, della loro discrezione e indipendenza, anche perché ho dei gatti mammoni che addirittura a volte ci seguono nelle passeggiate nei dintorni, e quindi forse sono più affettuosi rispetto allo stereotipo del gatto ruffiano e indipendente. Però, pensavo, sono più di tre anni che vivo con questi cani, e con l'Artigiano e loro iniziavo a sentire di essere un po' come un branco, forse; abbiamo le nostre zone, in cui quando abbiamo tempo ci avventuriamo, insieme abbiamo visto caprioli e cinghiali, lepri e fagiani, e le mucche che abitano alla Baruffa, ovviamente.

Riconoscevo, insomma, di aver appreso dai loro comportamenti, grazie anche ai suggerimenti dell'Artigiano, perché l'Artigiano è più selvatico di me; ho imparato a guardare nella direzione in cui guardano loro, ho imparato a chiamarli quando sento che vorrebbero partire, una cosa che non è nel mio carattere, e ora mi pesa un po' meno.

Avevo scritto delle parole pensando al lupo, al suo coraggio, alla sua forza e ferocia, che gli viene dal ruolo che gli ha dato la Natura, per cui non ha colpe.
Ho pensato al lupo in un momento in cui sono stata messa alla prova sul lavoro, non per mancanze che avevo realmente commesso, ma perché vittima degli sfoghi originati da frustrazioni altrui. Anche l'immagine del lupo mi ha aiutato a uscirne. Il suo diritto ad essere forte e feroce per il solo fatto di essere, il mio diritto a non accettare, a non essere coinvolta, dai comportamenti e pensieri legati alle invidie, alle gelosie, al desiderio di primeggiare, ecc. ecc., che paradossalmente vivono proprio là dove la "Cultura" dovrebbe essere più alta.

In questo periodo di stanchezza estrema per diversi cicli che si devono chiudere e richiedono un ultimo sforzo, il mio lavoro, l'infinito cantiere di casa, per fortuna si iniziano a vedere i primi risultati e riusciamo a immaginare anche
di goderceli, almeno un po', prima di ripartire verso nuove avventure...




come si vede hanno finalmente spianato la montagna... sulla cui vetta avevamo anche piantato la croce, per sdrammatizzare un po'...

E qualche giorno fa hanno avvistato proprio il lupo, all'altezza di casa nostra sul fondovalle. Sapevo che erano stati avvistati al parco di Monte Sole, al Parco dei Gessi, ma saperlo qui intorno, proprio mentre gli pensavo mi ha fatto sentire un po' più parte della vita di questo posto, di pensare un po' meno con la mia testa strapiena e di sentire un po' più coi miei sensi che appartengono alla vita che lo anima.

Poetiamo

Impariamo dal lupo
che non teme la notte

impariamo dal lupo
non abbiamo paura

siamo carne e sangue
siamo fuoco e tempesta
siamo vita maldestra

siamo gocce di pace
in tempo di guerra
di un oceano esanime
nell'ira funesta.

LA GRAZIA! LA GRAZIA!

invoca il popolo
azzurro e violetta

LA GRAZIA! LA GRAZIA!

alla vita imperfetta
al coraggio e al furore
alla gioia del fare
all'infinita maletta (1).

Non sono più sola
non sono più cieca
ho occhi negli occhi
e cuore nel cuore.

La Grazia ti chiedo
o onore del Vero
ti chiedo la grazia
del puro pensiero

del canto in azione
del soffio vitale
del libero ardore

solo d'essere sale.



(1) “Maletta” è espressione di origine romagnola, per dire “palla”, “scocciatura”, ma anche di un qualcosa che si ripete con una certa insistenza.

sabato 27 giugno 2009

Amici della Baruffa



Pubblico la scansione dell'articolo sui nostri amici della Baruffa.

Per fare un appunto... "amanti degli animali"... sì ma cucinati!!

(Be', ovviamente scherzo, l'amore c'è anche su un piano immateriale, ma come le panze possono testimoniare quello materiale mi sa che è prevalente!!)

Cmq la fattoria che si vede nell'intestazione del blog è quella di cui si parla nell'articolo, con i cui terreni confiniamo noi, e quelli nelle foto la sua popolazione umana.

Il toro è Duilio, lo stesso che durante i lavori è entrato nel nostro giardino (come si vede qui), insieme alle sue amiche, quelle gran vacche (!), che hanno mangiato i nostri (pochi) alberini da frutta, i cavoli e i radicchi.

venerdì 19 giugno 2009

Maya, Aztechi.... e ancora Maya! I motivi del Silenzio del lupo...

Mi sento in una fase poco estroversa per quanto riguarda questa mia esperienza di blogger, per altro ancora piuttosto autoreferenziale, anche se per questo non meno positiva, vista comunque la necessità di comunicare anche con se stessi, di unire i puntini, come sulla settimana enigmistica, per mettere insieme i tanti aspetti e ottenere l'immagine della nostra identità mutante...
Ecco, già le parole si arrotolano una sull'altra...
La mia tesi mi reclama e vorrei dire totalmente, ma il cantiere perenne di casa più altre varie ed eventuali me lo impediscono, e i sogni di futuro, sempre più veloci. C'è bisogno di lavorare nel Reale, oltre che nel Virtuale, adesso, o magari semplicemente farli incontrare...
Di dedicarsi un po' a quanto non si può dire, se non sottovoce, ma anche di agire e destreggiarsi nel mondo di carne e ossa, anche se le due sfere non sono separate, ovviamente... Insomma, la mia energia adesso va da un'altra parte, e cerco di seguirla.

C'è bisogno di trasformare i sogni in realtà, adesso, di fare piccole cose quotidiane che portano via tempo ma che danno soddisfazione e sono utili, tipo andare in piedi alla fermata dell'autobus o andare in bicicletta in paese, quando serve, anche se la bici non è all'altezza della salita. C'è bisogno di spendere energie fisiche oltre che mentali, e di ritagliarsi più spazi per il silenzio. C'è bisogno di concentrazione e azione per portare a termine un lavoro e chiudere una pagina.
Solo queste foto, per raccontare per immagini di una domenica sul Reno tra Sasso Marconi e Casalecchio, con il caldo, l'umido, le zanzare, ma anche il fresco dell'ombra, il ristoro e un ringraziamento per l'acqua. Un ringraziamento un po' speciale, con ospiti particolari...





E adesso siamo così, orecchie dritte e sguardo in camera.

martedì 16 giugno 2009

Progetto autorecupero Bologna

Segnalo un progetto molto interessante (almeno apparentemente) per trovare casa attraverso l'autorecupero di immobili messi a disposizione dal comune di Bologna. Non si tratta di un vero e proprio acquisto, ma a cifre piuttosto contenute si acquisisce il diritto di stare per 30 anni nella casa e poi di pagare un affitto corrispondente all'attuale affitto degli alloggi pubblici. Sul sito tutte le informazioni con tanto di indirizzi e degli immobili e foto dello stato dei lavori. I bandi sono aperti proprio in questo periodo fino agli inizi di luglio. Riporto dal sito

"L’autorecupero rappresenta una nuova opportunità per rispondere ai bisogni abitativi della comunità.
Per autorecupero si intende un processo edilizio che prevede l’affidamento dei lavori di ristrutturazione di un immobile agli stessi utilizzatori finali che, costituiti in cooperativa, prestano la loro opera in cantiere mettendo a disposizione un monte ore lavorativo.
La partecipazione ai lavori consente un abbattimento dei costi economici e la creazione di buoni rapporti tra i beneficiari. Tutto questo punta a favorire la nascita di condomini “amichevoli”, in cui sia possibile contare sull’appoggio dei vicini di casa solidali anche nei piccoli bisogni quotidiani."

venerdì 12 giugno 2009

Arrivano gli indiani

Si avvia alla conclusione il festival Arrivano gli Indiani. Ricco di iniziative, dalle proiezioni delle Pellicole Rosse a conferenze, a incontri più di carattere spirituale con alcuni rappresentanti di diverse nazioni di nativi americani.
Questo è un breve post, perché non riesco ora a condensare le emozioni degli appuntamenti a cui ho partecipato, però lo voglio segnalare nel caso qualcuno legga questo blog (yuhuuuùùù, c'è nessuno?) visto che domani e dopodomani sono previste le ultime iniziative.
Rimando a un prossimo post per un racconto più esteso.

lunedì 8 giugno 2009

Spettacolo Orti Insorti

Riporto la presentazione "ufficiale": Orti Insorti è uno spettacolo sulla nostra civiltà contadina, nato da una ricerca sui ricordi del mi’ nonno." Lui non comprava nulla, riusava tutto, e con le pannocchie di granturco insegnava a contare fino a 100 ai mezzadri in Maremma… la su’ terra, che era amara e salata, lui non l’ha mai lasciata, nemmeno in quei tempi là, in cui tutti andavano a abità in città, in mezzo ai campi fatti di cemento, pe’ poi tornà in paese co’ la cinquecento…" Nell’orto, nel giardino, tutto nasce, vive, muore e rinasce… Con storielle zen, racconti e personaggi paesani, scherzi, canzoni popolari e ricette degli antichi rimedi della nonna, e con riflessioni ora serie, ora ironiche sulla coltivazione di un orto come esperimento di costanza e pazienza, Elena Guerrini ci accompagnerà in un viaggio a contatto con la nostra terra. Muovendosi intorno a un tavolo da giardino pieno di libri, piante e strani souvenir, Elena ci parlerà della natura che fu, dell’ambiente, del clima, dei fiori, dei semi, dei frutti, delle modificazioni genetiche, della biodiversità, del compostaggio domestico, del progresso, ma anche di chi invade le strade coi s.u.v e di chi invade i giardini con i nani, delle strade bianche che stanno scomparendo, di un tempo in cui c’erano i braccianti che si spaccavano la schiena lavorando e i padroni che rubavano…E ci parlerà di Libereso Guglielmi, il giardiniere di Italo Calvino. L’attrice canta e incanta, diverte e fa riflettere il pubblico, e ci condurrà, come in un gioco, in un labirinto di piante e parole, ironia e racconto, poesia che si alterna a un linguaggio popolare citando anche qualche canzone degli anni 70.

lunedì 1 giugno 2009

Comprometido con la luz primera

Un brano da una poesia di Rafael Alberti, poeta gaditano (di Cadice) che ha vissuto in esilio a causa dell'opposizione alla dittatura franchista in Spagna.


Prefiero la verdad más lisa y llana
el preciso agujón y hasta la ofensa,
al aire vano de la flor ufana.

No suscito ninguna recompensa.
Solo el amor que por lo humano siento,
del odio duro y triste me compensa.

Yo nunca he sido un viento contra viento;
pero si un huracán quiere tumbarme,
resistiré mi desmoronamiento.

El que me busque siempre ha da encontrarme,
claro en la luz si viene por la vida,
y también en la luz, si por matarme.

No tengo yo la culpa que me pida
el duro tiempo que tocó a mi suerte
tener el alma por un pelo asida,

ni de que cada día despierte
centrado entre il clavel y entre la espada
la vida en vilo al filo de la muerte.

No quisiera vivir en escapada,
no me fuera posible aunque quisiera,
yo soy un hombre de la madrugada,

comprometido con la luz primera.
Me pide el sol que cante en cada aurora,
y yo no puedo al sol decirle “espera”.

DA "Abierto a todas horas" (1963)

lunedì 25 maggio 2009

Lungo l'Idice


una camminatina lungo l'Idice, domenica mattina.


Gli affioramenti gessosi, tipici del bolognese, che si vedono anche qui, sono gli stessi con cui costruirono la prima cinta muraria della Bologna romana, le famosa mura di Selenite. In effetti è una pietra che sbrilluccica (e fa anche parecchio pizzicore ai piedi... chissà se anche la luna fa così?!?)







Expo Milano 2015 a Annozero

Stasera ad Annozero, in onda eccezionalmente di lunedì, 25 maggio, si parlerà di Milano e dell'expo 2015 "Nutrire il pianeta", sul tema dell'alimentazione mondiale...
insomma, i soliti noti nonostante gli scopi apparentemente elevati ne approfittano per realizzare qualche bella speculazione edilizia e non solo.

"Come impedire le infiltrazioni criminali nei grandi appalti? Come reagisce la popolazione al grande progetto che ridisegnerà la città? I soldi per l’Expò, in un momento di crisi economica, dove si troveranno? Milano da mangiare è il titolo della puntata di lunedì 25 di Annozero."

Monte Bibele...


Due domeniche fa, credo, o tre, chissà, quando ancora non faceva così caldo, ci siamo presi qualche ora di svago e siamo andati a Monte Bibele, vicino a Monterenzio. Qui qualche centinaia di anni avanti C. Celti ed Etruschi hanno convissuto insieme, cosa che anni fa ho sentito definire come rara, mentre di recente ho sentito che sembra fosse abbastanza diffusa nelle nostre regioni. Il sito era stato già abitato dalla preistoria, da popolazioni di pastori, poi è stato abbandonato e infine tornarono lassù prima gli Etruschi poi i Celti. Dalle tombe sembra che pricipesse etrusche si unirono a questi guerrieri del nord, presumibilmente in cambio di protezione. Insomma la storia si ripete, le donne che offrono i frutti della loro terra e prendono per la gola sti galli che vanno in giro a fare i galli, appunto...
Chissà...
Ma lasciamo a voci e sedi più consone il racconto delle vicende storiche, certo è che il posto è molto bello e pensare a queste vicende lo rende ancora più affascinante. Il castagneto che si vede nella prima foto, poi, risale ai tempi di Matilde di Canossa... anche se sugli alberi si trovano strane scimmie antropomorfe...