giovedì 3 settembre 2009

PUNK NOT DEAD

Per la playa, dicevamo, dove c'era un concerto che si chiamava DO THE HALA HALA.
bellissimo
a parte che si trovava in un posto di mare terrificante, sulla foce del Guadalquivir, vicino alle zone umide di un parco naturale, un'umidità mai provata prima. Cosa di cui, però, complice la necessità di musica e di ballo, soddisfatta adeguatamente dal concerto in questione, mi sono resa conto pian piano...
Non avevo ancora realizzato gli effetti di quell'umidità e, visto che ormai mancavano poche ore all'alba, almeno in teoria, avevo pensato bene di passarle in riva al mare... il cielo stellato, le onde... e le ORDE DI ZANZARE impossibili...
Certo, uno che avesse dato un'occhiata alla mappa lo avrebbe pensato, vedendo FOCE + PARCO NATURALE DELLE PALUDI + BAIA INTERNA. ma io avevo considerato solo il cartellone del concerto. Ero in vena di un assaggio di avventure solitarie.

Certo, avrei potuto fare anche amicizia con gente del luogo, che magari mi ospitasse, specialmente con un tale Juan Diego, o qualcosa di simile, simpatico e muy buena gente, ma la mia parte indipendente e, a volte, esasperata, si era ribellata quando, alla domanda “has venido sola?” avevo risposto di sì, e mi ero sentita osservata come un essere strano, il che non sarebbe stato niente, se non fosse stato seguito poi da un infelice “ecco, qui hai degli amici adesso” indicando un gruppo di persone, i suoi amici, appunto, che seguitava dimenandosi nel ballo ignorando il gentile invito dell'ospitale autoctono. Al che proprio la parte insofferente a tutto ciò, unita a quella che desiderava mettere bene in chiaro fin dall'inizio che non ci fossero possibilità alcune di incontri ravvicinati di alcun tipo, cosa che a volte inavvertitamente scatta in modo automatico al primo approccio, per quando il tipo fosse simpatico, ha fatto cadere il dialogo, o quasi, limitandosi poi ad alcuni scambi con l'allegra combriccola, sui vari gruppi o cose simili. E io a farmi paranoie su come agiamo in base a schemi prestabiliti e a domandarmi se non fossi passata per una che se la tira.
Certo che non è facile, e comunque, benché siamo nel 2009, ragazze, abbiamo ancora tanta strada da fare. E ragazzi, sia chiaro. Forse basterebbero più tatuaggi. O meno pensieri.

Ma, del resto, voleva essere un ritorno anche a me, questo sprazzo di vita notturna, e mi sono ritrovata a ballare e sorridere, e osservare e coccolare i ricordi che comparivano davanti ai miei occhi, degli ultimi anni, diciamo dalla fine del liceo. Da un lato, un addio all'adolescenza, che si protrae ormai al di fuori di ogni tempo ragionevole, ma senza rinunciare, dall'altro lato, allo spirito infantile che consente di essere liberi e di godere delle cose belle. E così, stavo bene da sola nella festa, consapevole delle mie spalle ormai quadrate anche dall'interno oltre che dall'esterno, della strada fatta fino a qui, né più né meno, pensando al cambiamento di vita degli ultimi anni, più silenzio, più verde, meno musica, meno gente (e troppo lavoro!), ragionando sul da farsi, per il futuro.
Ripensavo, dipingendo facce con l'immaginazione, ai miei due o tre, o quattro, o cinque... grandi amori immaginari, che quasi tutti si intonavano alla musica e all'ambiente, per quel fascino un po' rocchettaro, ruspante, vogliamo dirlo, punk. E quasi mi sembrava di vedere le solite facce conosciute, in mezzo alla gente, i soliti personaggi e scene di una tardo-adolescenza bolognese tutto sommato felice, pensavo ai concerti, agli amici, alle amiche, a certe risate in escalation che se ci ripenso mi viene ancora adesso da ridere, e mi sembravano tutti lì...
E così, propositi per l'anno nuovo, come il capodanno che separa l'estate dall'inverno: più musica, più concerti, più hala hala.
Del resto i lavori a stato avanzato e la fine del dottorato sembrano annunciare una primavera ricca di spazio...

Ma i concerti finiscono e vado a cercare ristoro e il giusto silenzio per ondeggiare tra queste immagini mentali, cammino, cammino, tra edifici vecchi e nuovi di una località di mare che è poi anche una cittadina, e finalmente mi posizioni su una spiaggia, cerco tra le barche, e quella che scelgo, casualmente, si chiama Soledad.
Eppure sola non ero... sono arrivate le orde di zanzare barbariche!!! che pungevano anche attraverso la maglia a maniche lunghe.
Poche ore – una tragedia.
Dopo neanche un'ora non ho resistito e ho ripreso il cammino, per trovare nuovamente spazio su un castello – gioco per bambini, sempre sulla spiaggia, ma forse la zona, forse l'orario, forse che avevo già nutrito tutte le zanzare della baia, finalmente ho potuto dormire un po'.
Mi sveglio dopo qualche ora, erano circa le sette, e lì mi rendo conto che siamo a sud, e il sole ha altri orari: era ancora buio. Mi sveglio con quattro cavalli, e relativi cavalieri, che galoppano sulla spiaggia, una scena stupenda che avrebbe fatto morire d'invidia l'Artisan, che anela al calvallo.

Di buon mattino (alle 8 e mezza!) ho potuto finalmente fare colazione, prendere un po' di sole e seccarmi le ossa e, infine, sentire all'ufficio turistico per una stanza, visto che tanto anche a Siviglia avevo ancora una notte da passare fuori casa.

Insomma,
PUNK NOT DEAD

It's ONLY A BIT OLD...


P.S. Per esigenza di semplificazione e di riduzione, di spazio in valigia, cose da ricordare e da non perdere in giro, ho lasciato a casa la macchina fotografica, anche per mettermi alla prova visto che con questa storia della digitale si fotografa molto di più, e spesso si vivono i fatti più fotografando che non vivendoli e basta.
Allora faccio una lista delle foto che avrei voluto scattare.

Dall'aereo, ovviamente, soprattutto sorvolando una zona che non ho riconosciuta piena di terre rosse e bacini artificiali
Siviglia vista da Triana, dal fiume, quando il sole inizia a calare.
Intorno alla “casa rural” dove ho dormito al mare, dove coltivano patate e carote, praticamente nella sabbia, e mi domando se è sempre stato così o è la desertificazione.
Lo skatepark di Siviglia, per farlo vedere all'Arti, che anche lui deve mantenere vivo il suo bambino interiore e continuare a skatare (perché se PUNK NOT DEAD SK8BOARDING IT'S NOT A CRIME!!)
La mia faccia riposata quando finalmente mi sono sistemata.
Particolari di Siviglia, le ceramiche sulle case, a forma di pigna in cima alle terrazze
i "The del Shapiro", che suonavano garage col cantante che sembrava Elton John, il chitarrista sembrava uscito dagli anni Settanta e il bassista un ragioniere troppo piccolo per vestiti troppo grandi.

anche se il gruppo che mi è piaciuto di più erano i Kongsman, ma non vendevano nemmeno i CD sul posto... sti spagnoli!

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