venerdì 19 settembre 2008

Perché Brigantia


Con la voce di Brigantia speriamo riescano a comunicare gli abitanti di questo Luogo, a parte noi, che siamo due, qualche uomo d'altri tempi, con radici contadine, diversi cani e molti gatti, e poi galline, oche, mucche, due caprette tibetane, ma anche tanti caprioli, cinghiali, ricci, ghiandaie, fagiani, corvi e tanti uccelli, molte lepri, qualche istrice e purtroppo la volpe, che si è portata via un'oca intera questa primavera. I boschi hanno la voce dei rovi (ma da qualche anno niente more... il tempo ballerino...), i frassini, i carpini neri, le querce e le roverelle, qualche olmo che resiste, acacie, e tante piante e erbe, la ginestra, ovviamente, la sula, dai fiori rosso carminio, di cui gli erbivori sono ghiotti, l'iperico, la mentuccia e poi grano, orzo, la medica o la fava che ancora coltivano in questi campi, per gli umani o per le mucche, e gli ortaggi del nostro orto...

Ci affidiamo a Brigantia, uno dei nomi della dea celtica altimenti nota come Brigid o Bride, perché i Celti, tra gli altri antichi abitatori di queste terre, ci affascinano, anche se erano popolo guerriero. Affascinano come forse hanno affascinato gli abitanti o le donne etrusche di Monte Bibele, un colle qui vicino, dove risulta dagli studi degli archeologi che diverse persone appartenenti ai due gruppi abbiano convissuto felicemente e si siano uniti celebrando matrimoni. Popolo guerriero del Nord e lavoratori dei campi stanziali da tempo su queste terre hanno trovato equilibrio e chissà, forse amore. Dalla notte dei tempi i matrimoni, quindi le donne, hanno supportato la politica... o è stato l'amore, insieme alla necessità degli uni di essere difesi dai nemici e degli altri di godere dei frutti della terra?

Insomma, i Celti, dicevamo, i Galli Boi da queste parti, spiriti vicini alla Natura, pensiamo alla tradizione magica dei Druidi, alla trasmissione orale di saperi e simboli, e per questo all'importanza della poesia, come strumento delle iniziazioni e del discorso magico, ma anche delle potenzialità della parola poetica per rappresentare nelle parole il continuo fluire della Vita e della Morte, il limite sottile tra il Reale e l'Immaginario...

Quindi, dicevamo, Brigantia

Nella spiritualità dei Celti non vi era separazione tra gli aspetti mentali e materiali della vita, e la dea, anche se la sua figura è molto più complessa di queste poche righe, rappresentava il fuoco, insieme dell'ispirazione come patrona della poesia, il fuoco del focolare, come patrona della guarigione e della fertilità, il fuoco della forgia, come patrona dei fabbri e della arti marziali (www.ilcerchiodellaluna.it).

A lei facciamo appello per meglio corrispondere alle nostre intenzioni.


Infine, vogliamo scrivere più in generale di queste terre, dell'Appennino Bolognese. Per passione, ma anche perché, per molti urbani, nuovi abitanti di questi luoghi antichi, queste montagne sono terre poco conosciute ma, noi lo crediamo, le loro cime e pieghe, i loro boschi, i borghi ed i sentieri sono luogo ricco di natura e storia, oltre che luogo d'origine delle acque che, ancora oggi, alimentano la Città, anche se gli urbani faticano a ricordarlo e dimenticano di ringraziarle quotidianamente.

Del resto conosciamo così poco di questi monti, che attraversiamo per lo più nelle loro viscere, in galleria, o correndo veloci sulle lingue di terra imbrigliate in strade e autostrade. Immaginiamo un viaggiare più lento, che conosce davvero e da vicino, ripercorrendo i percorsi antichi e ritrovando in sé l'animo antico dei viandanti, dei pellegrini e... perché no? l'animo fiero dei briganti. ;))


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